sabato, luglio 19, 2008
Rdrock Project al Rosa Antico Club
Di seguito invece potete leggere l'intervista che è stata fatta agli artisti dell' Rdrock Project che hanno suonato al Rosa Antico...
1) Perché uno dovrebbe ascoltare la tua musica?
Ivo: Me lo chiedo tutte le volte che scrivo una canzone. Forse la domanda giusta sarebbe "perchè DEVO far ascoltare la mia musica?" e in questo caso risponderei che è la forma migliore che ho trovato per raccontare me stesso agli altri, anche se agli altri magari di me interessa poco.
Giovanni: Già perché? Forse quello che si muove dentro di me ha a che fare con quello che si muove dentro ogni uomo, non lo so.
Francesco: Perchè non dovrebbe farlo ?
Walter: Non c'è una ragione sola al mondo per cui uno DOVREBBE ascoltare la mia musica. Io suono e canto ormai da quasi trent'anni, e credo di averlo fatto quasi sempre in modo serio e preparandomi. Perciò quello che chiedo a chi mi sta di fronte quando suono è la stessa serietà che metto io suonando, sia che si tratti di coinvolgersi ballando, sia che si debba ascoltare. Ma nessuno è costretto a questo, ha sempre la libertà di non ascoltare.
2) Cosa vuol dire per te suonare in acustico?
Ivo: Vuol dire proporre musica in una situazione che aiuta l'ascolto.
Giovanni: Non lo so, è una sfida che ci ha lanciato Ivo, io sono sempre scazzato quando suono da solo perché penso al fatto che ho smesso di studiare approfonditamente la chitarra per prendermi quella cazzo di laurea in fisica. E fare quattro accordi mi risulta leggero solo se sono un po' in aria, grazie al vino, o se sono in compagnia, spesso anche lì in aria, a cantare le belle canzoni di una volta, ma con la mia musica è tutta una partita aperta
Francesco: My soul and my guitar naked on stage.
Walter: E' forse la dimensione che prediligo, perché trovo che si riescano a proporre le canzoni (proprie o cover) senza ulteriori orpelli, in una maniera, almeno per me, vicina a come le canzoni sono nate. Poi mi piace molto anche pensare agli arrangiamenti, strutturare e scrivere parti per altri strumenti, così come mi piace molto, per certe canzoni, il suono elettrico. Ma molti degli artisti a cui sono più legato si sono sempre mossi in territori acustici, e questa deve essere la ragione principale per cui questo mondo mi affascina così.
3) Cosa vuol dire per te suonare all RdRock project?
Ivo: Vuol dire condividere con degli amici musicisti la stessa passione e le stesse esigenze.
Giovanni: Vuol dire condividere con altri amici una passione, it's easy!
Francesco: Amicizia.
Walter: Rimettermi di fronte a quello che ho prodotto, magari senza proporlo così di sovente, e vedere se è valido, se posso cantare e suonare quel materiale in pubblico. Eppoi è un'occasione di confronto con altre persone, con le loro diverse modalità compositive, con i loro mondi di riferimento.
4) Quale tra le tue canzoni non smetteresti mai di suonare e perchè?
Ivo: "Rosa da cercare", perché è una canzone sulla "gratuità" e sulla "ricerca"
Giovanni: Posso dire anche quali non smetterei mai di cantare? si, grazie!
"Little wing", perché mi piace. Poi "stay" degli u2 perché è geniale nella sua carica sentimentale e "amore dammi quel fazzolettino" perché la cantava mia mamma quando ero piccolo e mi ricorda la bellezza di quando ero piccolo e la sera c'era il tizio barbuto che leggeva il meteo.
Francesco: Oddio, dipende dai periodi. Adesso "Le Mani", ma perchè non ho ancora capito
come arrangiarla.....
Walter: Per il mio ipercriticismo nei confronti di me stesso, non sono fra quelli che continuamente suonano e risuonano le proprie canzoni... Fra tutte forse LA MUCCA CAMILLA è quella che propongo e ripropongo senza stancarmi mai. E funziona ancora, dopo 10 anni, con tutti i tipi di pubblico.
5) Beatles o rolling stones?
Ivo: Beatles forever! La genialità dei quattro baronetti è a tutt'oggi insuperata!
Giovanni: WHO!
Francesco: Rolling Beatles. Fikus eh?
Walter: Beatles tutta la vita.
6) Quello che suoni è il genere che vorresti suonare?
Ivo: Non sempre. Suono il genere che, con le mie limitate capacità, mi permette di farmi ascoltare senza far grossi danni.
Giovanni: SI, ECCHECCAZZO!
Francesco: Si. Più o meno.
Walter: Quando mi capita di proporre le mie canzoni, le propongo come le voglio realizzare io. Per il resto suono musica di tutti e due i generi, Country e Western.
7) Tra gli artisti dell'rdrock project con chi ti piacerebbe collaborare?
Ivo: Con tutti! Sono tutti ottimi artisti! E con alcuni ho già collaborato (Walter e Frank)
Giovanni: vorrei cantare le canzoni di Ivo!
Francesco: Tutti ma per motivi diversi.
Walter: Ho già collaborato con Ivano a molti livelli, con Francesco invece non ho mai suonato. Diciamo che anche la maniera di scrivere di Giovanni mi interessa, e avendo il tempo necessario mi piacerebbe mettere le mani su una delle sue canzoni e lavorarla un po'. Is it correct enough?
8) Come inizia il processo di scrittura di una canzone?
Ivo: Inizia con l' "avere qualcosa da dire". Se non ho nulla da raccontare, posso stare mesi senza scrivere una canzone, ma questo per me sarebbe segno che sto vivendo una vita piatta.
Giovanni: il Daimon si sveglia e fa tutto lui. Veramente arriva così, imprevisto.
mi viene in mente Rebora:
"...verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio."
Francesco: Di solito comincia la canzone. Un po' come con le donne..... illuso
chi crede di essere lui a cominciare!
Walter: Nelle maniere più diverse, da una frase, musicale o di testo; da un'idea ritmica; da qualche spunto in seguito a una lettura... Per quanto mi riguarda, in quasi tutte le canzoni che ho scritto è nato prima il testo completo, poi la musica. Per questo mi risulta relativamente più semplice musicare un testo altrui, al limite adattandolo un po'.
9) Chi sono i tuoi riferimenti musicali?
Ivo: Oggi ascolto tantissimi generi diversi, ma guardo molto a Dave Matthews. Tempo fa privilegiavo gli U2 e Vasco Rossi, e molta musica italiana degli anni 70 e 80.
Giovanni: pearl jam. Poi ascolto di tutto, in sto periodo sono in scimmia col fado, e sto consumando il cd live del 1991 "lisboa" dei madredeus. Il 3 luglio vado a vedere teresa salgueiro? Venite?!!
Francesco: Tutto e di più. Praticamente nessuno.
Walter: Pat Metheny, Weather Report, Oregon; Michael Hedges, Ani Di Franco, Dave Matthews; John Martyn fra il '70 e il '73, Nick Drake, Lucio Battisti, Beatles, John Mayer e un milione di altri.
10) Cosa ti ha spinto a scrivere musica e cosa vuoi comunicare?
Ivo: E' stato il mio amico Sandro Talia a spingermi a scrivere canzoni, ma la musica del mio amico Claudio Chieffo ha avuto su di me un fascino tale che devo a lui questa grande necessità che ho di mettere insieme parole e musica. Racconto in musica la mia esperienza di vita, anche se magari la mia vita non è poi così interessante!
Giovanni: Bisogna che chieda a Dio di farmelo capire di più, in questi anni ho giudicato poco,
tutto istinto, ma spero di imparare. Comunque ho un bisogno, di qualcosa, e la musica mi aiuta a tirare fuori questo bisogno, non so, devo farlo però. Devo scrivere.
Francesco: Necessità. Comunicare le pieghe della realtà.
Walter: Mah, in genere si comunica ciò che si vive. Sia scrivendo canzoni che brani strumentali. Non saprei che altro aggiungere.
Si vive nel momento in cui si guarda ciò che accade e si prova a leggerlo, a focalizzarlo, a giudicarlo e a farlo diventare un testo con musica o semplicemente un brano musicale. Si vive anche nel momento in cui si suona, e quello che hai scritto diventa performance, viene eseguito e trasmesso ad altri che ascoltano.
Si cerca di vivere e di trasmettere un’emozione, non nel senso effimero ed epidermico in cui si intende oggi, da Xfactor a venire in giù, ma nel senso vero, che ha la stessa radice di com-mozione, qualcosa dentro di te che si muove, e muove qualcosa di profondo anche nell’altro che ascolta. Questo può avvenire (spero) con una mia canzone, con una cover rock, con un canto alpino o con una ninna nanna siciliana. Basta imparare ad ascoltare senza pregiudizi.
vano Conti (http://www.myspace.com/ivanoconti)
Giovanni De Cillis & Coil Spring (http://www.coilspring.altervista.org/)
Walter Muto (http://www.waltermuto.it/)
Francesco D'Acri (http://www.myspace.com/frankdacri)
lunedì, luglio 14, 2008
Perché la notte è buia? - di Marco Bersanelli
L'abisso nero del cielo, oltre le stelle e le galassie, porta il segno dell'origine. Un astrofisico, Marco Bersanelli, fa il punto sulle ricerche cosmologiche più avanzate. Trattando il suo oggetto con serietà, la scienza si imbatte in un fattore che deve riconoscere come «oltre». Glielo impone la fedeltà al metodo «Perché la notte è buia?». Pare una di quelle domande di un bimbo di tre o quattro anni, che di fronte a qualunque cosa non sa trattenere quella strana paroletta: «perché?». Eppure, presa sul serio, questa domanda porta a conseguenze notevoli per la comprensione della struttura dell'universo su grande scala e sulla sua evoluzione nel tempo. In altre parole, è una domanda cosmologica. La cosmologia è il ramo dell'astrofisica che ha come oggetto (unico, per definizione) l'intero universo fisico. La cosmologia non ha come scopo lo studio dei pianeti, le nebulose, le stelle o le galassie; bensì l'insieme di tutte queste cose.
Sulla domanda del nostro bambinetto ha riflettuto seriamente Olbers nel 1826. Egli si rese conto che se l'universo fosse infinito e riempito in modo più o meno uniforme di sorgenti luminose (stelle, galassie), allora il fondo del cielo invece che nero ci dovrebbe apparire luminoso, tanto brillante quanto la superficie del sole, e la temperatura ovunque nell'universo sarebbe di migliaia di gradi. Sarebbe un universo davvero poco ospitale. Ma evidentemente, e per fortuna, le cose non stanno così.
Circa un secolo dopo, nel 1929, Hubble fece la scoperta che può essere considerata la base della cosmologia moderna. Hubble osservò con grande cura e tenacia le galassie più distanti osservabili con i telescopi allora disponibili, e di ciascuna misurò la distanza e la velocità. I risultati del suo studio mostravano un fatto sconvolgente: le galassie si allontanano le une dalle altre con una velocità tanto più grande quanto maggiore è la loro distanza reciproca. Per cogliere la situazione possiamo immaginare un palloncino gonfiabile, tutto giallo con dei piccoli pois rossi. Quando il palloncino viene gonfiato, i puntini rossi si allontanano gli uni dagli altri proprio come le galassie nell'universo. È nella natura stessa dello spazio (palloncino giallo) il fatto di non essere una realtà statica, ma in continua espansione. In un certo senso le galassie sono «ferme» nello spazio (come i pois sono fissati sulla plastica gialla), ma lo spazio nel quale si trovano si dilata.
Così Hubble scoprì il primo fondamentale fatto che, sommato a una grande quantità di altre evidenze accumulate dalla ricerca astrofisica negli ultimi 60 anni, ha rivoluzionato la nostra visione cosmologica: l'universo fisico nel suo insieme non è una realtà statica ed immutabile, ma è in moto. Viviamo in un cosmo che muta nel tempo, che ha un passato, un futuro, una storia. Il fatto che il cosmo debba essere guardato come una realtà in movimento rende piena giustizia alla parola «uni-verso»: suggerisce che l'unità del tutto è convogliata in una direzione, verso uno scopo.
La scoperta fondamentale di Hubble è all'origine del modello del Big Bang, proposto per la prima volta da George Gamow nel 1946. Se l'universo si espande significa che nel passato la stessa quantità di energia e materia doveva essere contenuta in un volume più piccolo. Di conseguenza la temperatura e la pressione dovevano essere sempre più grandi via via che ci spingiamo indietro nel passato. Il grande esercizio della cosmologia moderna è dunque quello di studiare la fisica dell'universo andando a ritroso nel tempo cosmico, considerando situazioni sempre più estreme di densità e temperatura.
Ma, se le cose stanno così, a che punto siamo di questa storia cosmica? Dalla osservazione della velocità con cui si espande è possibile calcolare l'età dell'universo: esiste un tempo finito nel passato in cui la distanza tra due punti qualunque dello spazio (due puntini rossi sul palloncino) tende a zero. Questo tempo corrisponde a circa 15 miliardi di anni fa.
Alla fine degli anni Quaranta, a conclusione di un originalissimo studio teorico, Gamow e i suoi due studenti Alpher e Hermann si convinsero che poteva essere rinvenuta una traccia diretta dell'esistenza di una fase iniziale della storia dell'universo caratterizzata da una altissima temperatura. I loro risultati avevano portato a prevedere l'esistenza di un residuo di energia, oggi debolissima ma ancora osservabile, proveniente direttamente dal bollente universo primordiale. M
a ci volle un puro imprevisto perché la verità emergesse.
Non erano i tempi di Internet o di World Wide Web, sicché non molti vennero a sapere dei lavori di Gamow. Di sicuro non ne sapevano niente, quindici anni dopo, Penzias e Wilson del Bell Laboratory, che stavano facendo dei test su una grossa antenna per telecomunicazioni. Nel corso delle loro misure registrarono un modesto «eccesso di segnale». I due scienziati non trascurarono questo fatto apparentemente marginale, ma lo guardarono dritto in faccia. Inizialmente attribuirono il fenomeno a un difetto della loro antenna. Una attenta analisi, tuttavia, mostrò che né gli strumenti né sorgenti astronomiche note potevano spiegare quell'effetto. Penzias menzionò l'episodio a un suo amico dell'università di Princeton, il quale gli suggerì la possibilità che si trattasse di un segnale di origine cosmologica, come Gamow aveva previsto. Fu in questa maniera che Penzias e Wilson si resero conto di aver captato per la prima volta quello che è stato chiamato l'eco del Big Bang, una traccia diretta dell'universo primordiale, e che ha fatto fare un balzo incredibile alla cosmologia negli ultimi trent'anni. Per questa scoperta nel 1978 Penzias e Wilson ricevettero il premio Nobel.
Per capire meglio di che si tratta basta guardare un oggetto qualunque. Per esempio, il vaso di fiori che sta di fronte a me, a tre metri di distanza. Siccome la luce viaggia a 300 mila chilometri al secondo, la luce che parte dal vaso di fiori in un dato istante raggiungerà i miei occhi un centomilionesimo di secondo dopo: un tempo molto piccolo, nessuno se ne accorge, neanche i più pignoli. Se ora alzo lo sguardo e vedo la luna, la luce che vedo è partita effettivamente dalla luna circa un secondo fa. Nel caso del sole il ritardo è di 8 minuti. Noi vediamo le cose come erano nel passato, con un ritardo tanto più pronunciato quanto più distante è l'oggetto: dobbiamo concedere alla luce il tempo di attraversare la distanza che ci separa da esso. Noi oggi vediamo le stelle come erano decine, centinaia, o migliaia di anni fa. Le galassie sono tanto distanti che la luce ha impiegato molti milioni di anni per raggiungerci. Le galassie più distanti ci mandano un segnale che è partito oltre 10 miliardi di anni fa. Se andiamo oltre, il messaggio che riceviamo proviene da un passato così profondo che le stelle e le galassie ancora non avevano avuto il tempo di formarsi ed emettere la loro energia: è questo che spiega perché il cielo è oscuro! Infine, dal fondo «ultimo» del cielo riceviamo una immagine di come l'universo era nella sua prima infanzia, circa 15 miliardi di anni fa. A causa dell'espansione dell'universo, l'energia che oggi riceviamo è molto inferiore a quella emessa in quel lontano passato: essa è equivalente a una temperatura di circa 3 gradi sopra lo zero assoluto. Questo è il segnale che Penzias e Wilson hanno registrato: una sorta di luce fossile (il «Fondo Cosmico») che ha viaggiato per 15 miliardi di anni prima di raggiungerci, e che perciò ci porta un messaggio diretto sulle condizioni fisiche dell'universo primordiale. L'abisso nero del cielo, oltre le stelle e le galassie, porta il segno dell'origine.
A causa della estrema debolezza del segnale cosmico gli esperimenti possono essere fatti solo da regioni isolate - per evitare interferenze - e con una atmosfera particolarmente trasparente (come certe montagne desertiche o il centro dell'Antartide). Le condizioni ideali per queste misure sono però date dallo spazio. Nel 1992 il satellite Cobe ha fatto la prima vera e propria mappa globale dell'universo primordiale, misurando con grande sensibilità il «Fondo Cosmico» in tutte le direzioni.
Dunque la regione più estrema che possiamo direttamente osservare corrisponde a un'epoca in cui l'età dell'universo era circa un ventimillesimo di quella attuale: se paragoniamo l'età dell'universo attuale all'età di un adulto di 50 anni, ciò equivale alle prime 20 ore di vita. Osservazioni dirette di quanto è avvenuto prima non sono possibili, perché in epoche precedenti la temperatura era tanto elevata da sbriciolare gli atomi in protoni ed elettroni. In queste condizioni l'universo è opaco: la luce non può attraversare liberamente lo spazio. È come se ci fosse un velo sui primissimi drammatici avvenimenti. Ma anche dietro il velo, indirettamente, qualche forma si intravvede. Ci sono vari fenomeni fisici accaduti nei primissimi minuti di vita dell'universo che sono noti e descrivibili con ragionevole sicurezza, le cui tracce indirette sono osservabili tutt'oggi. In particolare, dopo circa 3 minuti di espansione, il miscuglio uniforme di particelle e di radiazioni che riempiva l'universo doveva avere una temperatura di circa un miliardo di gradi, e si trovava in condizioni del tutto analoghe a quelle esistenti all'interno di un nucleo stellare: come se l'universo, per un certo breve periodo, si fosse trovato in una fase di «stella totale». In quella fase primordiale le stesse reazioni termonucleari che oggi fanno risplendere il nostro sole devono aver prodotto elio e altri elementi leggeri secondo quantità che possono essere valutate con calcoli accurati. Ebbene, le osservazioni astronomiche confermano la presenza di una componente cosmologica di elementi leggeri secondo le abbondanze previste. Questo fatto è un altro dei pilastri osservativi fondamentali che sostengono l'attuale ricostruzione cosmologica.
Andando a tempi ancora più primordiali (e quindi a energie ancora più elevate) lo studio della cosmologia si connette in modo forte con le conoscenze che derivano dall'infinitamente piccolo: la fisica delle particelle elementari. Infatti, quando i fisici fanno scontrare, ad esempio, fasci di protoni e antiprotoni ad alta energia, in un grande acceleratore di particelle, riproducono in un piccolissimo volume condizioni simili a quelle che dovevano esistere ovunque nell'universo primordiale. Negli anni più recenti si sono formulate ipotesi teoriche che descrivono le primissime frazioni di secondo di vita dell'universo, quando le dimensioni dell'attuale universo osservabile dovevano essere circa quelle di una arancia.
Dunque l'universo ha una storia, e come ogni storia anche quella cosmica sembra avere avuto un punto di partenza. Questo è, in estrema sintesi, l'ipotesi per il futuro. Tuttavia, alla domanda: «Che cosa accadde all'inizio?» la cosmologia non dà risposte. Via via che ci avviciniamo a quel punto limite le variabili fisiche che usiamo per descrivere l'universo assumono valore infinito, e le equazioni su cui ci siamo appoggiati per compiere tutti i passi intermedi che ci hanno fatto giungere fino a questo punto perdono di significato. Lo spazio e il tempo, e con essi l'energia (di cui la materia è una forma) sembrano emergere da un evento alle soglie del quale la scienza ci conduce, ma che la scienza non afferra. È uno di quei punti di frontiera in cui la scienza, trattando il suo oggetto particolare con serietà e secondo il proprio metodo, va a cozzare contro un fattore della realtà che essa stessa, per rimanere coerente, deve riconoscere come «oltre», come «inconcepibile». Questa situazione caratterizza sempre la conoscenza scientifica, ma forse emerge in modo più suggestivo quanto più è «fondamentale» l'oggetto in questione. Del resto ciò non riguarda solo l'origine della realtà fisica nel senso cosmologico (storia e passato), ma anche l'origine della realtà fisica nel presente. Se torno a guardare il vaso di fiori che ho nella mia stanza, sono ancora davanti allo stesso mistero: di che cosa è fatto?
sabato, luglio 05, 2008
Omegna - Acroaria - 2008 Coppa del mondo di acrobazia in volo Parapendio e Deltaplano
Siamo giunti all’8a edizione, ed anche quest’anno Omegna sarà la tappa Italiana dell’Acro Word Cup .Sul lago d’Orta ancora una volta i migliori piloti acrobazia al mondo si contenderanno il trofeo Acroaria sia nella classificaSOLO sia nel SYNCHRO.
Il motto di ACRAORIA è sempre stato “Acrobazia e Fantasia” per questo anche in questa edizioneoltre alla competizione di acrobazia la faranno da padrone altre manifestazioni legate al volo.
Cinque eventi caratterizzeranno ACROARIA 08:
ACROARIA Coppa del Mondo di acrobazia in Volo- Parapendio e Deltaplano
Cosa possiamo dire di una delle manifestazioni più conosciute al mondo di acrobazia?
Presenti tutti i migliori piloti al mondo di ACROBAZIA, gara FAI ct. 2, valevole come punteggio Acro-Word Cup. Gara sia SOLO che Syncro
ACROARIA SHOW
Il volo oltre ogni “limite”, manifestazione di una sola manche dove i piloti sono ”liberi” di esprimersi non ponendo limiti alla propria fantasia…. Si può sconfiggere la forza di gravita? Vedendo le acrobazie di questi piloti sembrerebbedi si!!!
Per i più piccini…..e non…
dopo l’enorme successo della scorsa edizione circa 1.000 aquiloni costruiti ….
2° AQUILONI IN PIAZZA
Il successo della scorsa edizione con il traino di un treno di aquiloni sul lago ci spinge anche quest’anno a riproporre l’evento con un’attenzione sempre più marcata verso i bambini.
Infatti Aquiloni in piazza darà la possibilità a tutti di costruirsi il proprio aquilone, con che cosa? Solo ed esclusivamente con la busta della spesa o il bistrattato sacco dei rifiuti….faremo volare anche loro…
4° FLY FILM FESTIVAL
Ancora la FANTASIA IN GIOCO…. Con la rassegna di filmati del volo e della montagna.
Visione al pubblico nel tendone “cinema” tutte le sere.
GIOVEDI’ 14 AGOSTO
Ore 9.00
Apertura tendone ristoro
Ore 15.00 - 19.00
Selezione piloti partecipanti alla gara
1 giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA Manche SOLO
Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 20,00
cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo
VENERDI’ 15 AGOSTO
Ore 9.00
apertura tendone ristoro
Ore 11-19
2° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA IN VOLO
AQUILONI IN PIAZZA - Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 20,00
cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo
SABATO 16 AGOSTO
Ore 9.00
apertura tendone ristoro
Ore 11-19
3° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA IN VOLO
Voli con atterraggi sulla zattera
AQUILONI IN PIAZZA
ESIBIZIONE TRENO DI ACQUILONI AL TRAINO
Ore 20,00
cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo
DOMENICA 17 AGOSTO
Ore 9.00
apertura tendone ristoro
Ore 11-18
4° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA IN VOLO – finali
ACRO-SCHOW
AQUILONI IN PIAZZA
ESIBIZIONE TRENO DI ACQUILONI AL TRAINO
Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 19.00
premiazione
Ore 20,00
Cena al tendone ristoro
Serata con musica dal vivo
LUNEDI' 18 e MARTEDI 19 AGOSTO
Tutto il Team ACROARIA e parte dei piloti si trasferiranno a Torino sul lago di Aviglina per l'effettuazione dei test-Event dei WAG World Air Game che si terranno a Torino il prossimo anno.
Un altro evento da non perdersi.....
Associazione Sportiva VOGLIA DI VOLO
28887 Omegna (VB) Italy
Via F.lli di Dio n°89
Tel./Fax. +39.323.866120
Cell. 339.8408583
giovedì, luglio 03, 2008
Testo:Tanto attesa (2008)

Non pretendere che io sia diverso
dalla polvere dei libri in cui mi son perso
Il mio mondo vive ancora nonostante la fatica
nel vedere che ogni volta crolla ciò che ho costruito
una radio accesa grida tutto il giorno
tra un pezzo idiota e un quiz che non ricordo
e nel traffico son solo e faccio a pugni con me stesso
per difender quel che sono da ciò che invece vorrei adesso
stringo forte le mie mani
sento il vento fragile sugli occhi
per scoprire che son salvo solo
quando
tu mi tocchi
e la musica comincia a farsi strada nel mio cuore
tanto attesa e inaspettata...
tanto attesa e inaspettata.
frasi pronunciate senza dire una parola
c’è un racconto da me scritto, ma non vola!
i sorrisi dei miei bimbi che mi chiedono una storia
sono io che ora ti guardo; so che adesso so volare
ma non pretendere che io sia diverso
dalla storia che amo e dal mio essere disperso
sento i passi sul sentiero che attraversa il mio dolore
e sono qui, ci passo in mezzo e alla fine c'è il tuo amore
stringo forte le mie mani
sento il vento fragile sugli occhi
per scoprire che son salvo solo
quando
tu mi tocchi
e la musica comincia a farsi strada nel mio cuore
tanto attesa e inaspettata...
tanto attesa e inaspettata.
Questo brano sarà presentato in anteprima al secondo Rdrock Project al Rosa Antico Club a MIlano il 16 Luglio
lunedì, giugno 30, 2008
Cascinazza Amber - La prima birra Monastica Italiana
Riporto con molto piacere questo articolo di Lorenzo Fassoni pubblicato su avenire domenica 22 Gougno Chissà se un giorno arriverà ad uguagliare la sua ispiratrice, la "consorella" belga, quella
Westvleteren 12 giudicata da esperti del settore «la miglior birra al mondo», prodotta nell’abbazia trappista di Saint Sixtus, nelle Fiandre occidentali. Già, perché dalla Cascinazza, comunità monastica di ispirazione benedettina situata a Buccinasco, a pochi chilometri da Abbiategrasso (Mi) e poco distante dal fiume Ticino, da poche settimane è uscita la prima birra italiana prodotta da religiosi che hanno fatto dell’ora et labora il proprio stile di vita. In questo caso, accanto alla pratica spirituale, vi è il lavoro particolare della produzione di una birra artigianale già in vendita in diverse parti d’Italia. Non che l’accoppiata "monaci-birra" debba essere considerata astrusa: fu proprio all’interno degli ambienti benedettini, a cavallo dell’VIII e IX secolo che, grazie al perfezionamento del metodo di produzione della birra e all’aggiunta del (determinante) ingrediente del luppolo, si arrivò ad una produzione birraia su larga scala. Se la bevanda bionda era, fino ad allora, un prodotto tipico delle genti del Nord, consistente in un misto liquido di cereali fermentati, ma con un lasso di conservazione molto ridotto, fu l’interesse e la perspicacia dei monaci del Medioevo che ne mutò l’essenza. Infatti, la prima attestazione che indica il luppolo come ingrediente per la birra, guarda caso, risale ad un documento del monastero benedettino francese di Saint- Denis nel 768; già nel IX secolo, poi, nella piantina dell’abbazia benedettina di San Gallo, in Svizzera, sono indicate tre stanze adibite alla produzione della birra. E, giusto l’anno scorso, il sito internet specializzato Ratebeer ha indicato nella Westvleteren 12 la birra più buona al mondo. E al Priorato di San Pietro
e Paolo, sorto nel 1971 a due passi da Milano con l’intento di vivere il Vangelo in stile benedettino e secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, ecco che si rinverdisce la tradizione di «dare gloria al Signore attraverso un lavoro ben fatto», come ha ricordato l’esperto di gastronomia Paolo Massobrio, il quale ha aiutato i monaci della Cascinazza nei primi passi della loro nuova attività di birrai. Sono questi ultimi a spiegare così le caratteristiche della Cascinazza Amber, la prima birra di produzione monastica nel Belpaese: «La genuinità delle materie prime, attentamente selezionate, l’alta fermentazione, un lungo tempo di maturazione e la rifermentazione in bottiglia conferiscono alla Birra Cascinazza un notevole profilo aromatico. La lavorazione artigianale non seguita da nessun processo di filtrazione, stabilizzazione o pastorizzazione garantisce al consumatore la fruizione di un prodotto "vivo", il cui gusto si evolve e si affina nel tempo». Ogni anno dalla Cascinazza usciranno 35 mila bottiglie che finiranno nei 17 punti vendita sparsi, con notevole celerità, su tutto lo Stivale, da Bergamo a Roma passando per la Liguria e il Piemonte
(l’intero piano degli store monastici è consultabile su www.birracascinazza.it). La scheda tecnica della Amber parla di una birra doppio malto, dal profumo aromatico «molto interessante, fruttato, con delle note aromatiche speziate»; grado alcolico 6,4, bottiglie da 75 cl, da servirsi tra i 10° e i 12° C. Alla rivista Il mondo della birra i religiosi della Cascinazza hanno anche raccontato la genealogia del loro apprendistato di birrai. Quando tre anni fa pensavano a nuove attività lavorative per sostenere la propria comunità, una proposta inaspettata è giunta loro da Ambrogio De Ponti, presidente dell’Associazione lombarda dei produttori ortofrutticoli: «Produ
cete birra!». Interessati dalla cosa, un paio di monaci benedettini milanesi hanno fatto armi e bagagli per soggiornare un po’ di tempo proprio dai "maestri" trappisti di Saint Sixtus, dove si produce la mitica Westvleterene anche in altri monaseri nordici come Achel e Chimay. Dopo un periodo di apprendistato e un certo tempo di pratica "domestica", gli stessi benedettini hanno frequentato un corso all’università di Udine per apprendere i fondamenti della tecnologia birraia. Di qui la costruzione di un impianto "su misura" per lo spazio monastico lombardo. E la birra benedettina ha ora preso il via per l’intero Bel Paese.
Un Paese a Sei Corde - Chitarre sul lago d'Orta
Chitarre sul lago d'Orta12 concerti in collaborazione con l'Unione dei Comuni del Cusio
Ultimo appuntamento per la prima fase di Un Paese a Sei corde, che ripartirà poi alla fine di agosto con un¹altra serie di concerti di eccellente livello. Ma sabato 5 luglio, presso la Sala Polivalente di Pogno, da non perdere l¹esibizione del Wine&Guitar Clan.
Dario Fornara con Alex di Reto - Giulio Redaelli - Gabriele Posenato - Paolo Adami - ospite Francesco Biraghi
Non solo musica. Un concerto per un'iniziativa benefica, attiva ormai da diversi anni, per sostenere la casa famiglia dei Salesiani di Bacau, in Romania, impegnati nel recupero dei bambini che vivono sulla strada. Vino, ottima musica e solidarietà: da non perdere!
Come racconta sempre Gabriele Posenato nei suoi concerti, tutto è cominciato una sera di novembre del 2002. Paolo Adami, il suo fido violinista, che fa anche l'animatore salesiano, quell'estate era andato a lavorare in una missione a Bacau in Romania, dove un suo amico sacerdote era stato mandato per il recupero dei bambini di strada. Quella sera, finite le prove, raccontò della sua esperienza e chiese cosa si potesse fare per dare una mano. Di fatto è bastato unire il lavoro di Gabriele, il vino, e la sua grande passione, la chitarra, per cercare di raccogliere fondi con dei concerti dove il pubblico, invece di pagare un biglietto, potesse acquistare delle bottiglie di vino offerte da cantine coinvolte nell'iniziativa. Il ricavato, ovviamente, in beneficenza. Coinvolto subito anche Reno Brandoni, "papà" di fingerpicking.net, che ideò il logo e fece stampare delle magliette che sono diventate un oggetto di culto tra i navigatori del sito. E' davvero stupefacente cosa si possa combinare, semplicemente, con una chitarra tra le mani, una buona bottiglia di vino sulla tavola e un po' di voglia di fare.
E inoltre:
VENERDI¹ 4 LUGLIO
Con il patrocinio dell'Assessorato al Turismo della Provincia di Novara, ³Crociera con concerto sul Lago D'Orta² con partenza e ritorno a San Filiberto (Pella) alle 21.30.
Protagonisti due chitarristi "d'assalto" Valter Tessaris e Ray Heffernan
VENERDI¹ 4 E SABATO 5 LUGLIO
Performance dei writer Paik One e Psiko a Pogno, "Il paese dei muri dipinti": realizzazione di un murales su due pareti esterne della Sala Polivalente sul tema della rassegna
DA MARTEDI¹ 1 A DOMENICA 6 LUGLIO
Spazio Ascolto a Orta nel Palazzotto dell'Università della Riviera, in Piazza Motta.
Tutti i giorni dalle 16 alle 20, l'etichetta discografica fingerpicking.net curerà uno spazio di ascolto delle sue produzioni e un mini-palco sul quale si esibiranno alcuni degli artisti dell¹etichetta.
Tutti gli appuntamenti, per tutto il programma della rassegna, sono a ingresso gratuito, grazie al patrocinio e al contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Novara (Assessorato alla Cultura), dell¹Unione dei Comuni del Cusio e delle Fondazioni Comunità del Novarese ONLUS e Banca Popolare di Novara per il Territorio.
Per informazioni: Lidia 328.4732653, Domenico 347.4683319, oppure visitate www.unpaeseaseicorde.it dove troverete il programma completo della manifestazione, le foto e le news degli artisti, i link ai loro siti, le immagini delle scorse edizioni e tanto altro.
giovedì, giugno 26, 2008
Rdrock Project al Rosa Antico
Un evento è qualcosa che rimane impresso negli occhi e nel cuore di chi vi partecipa e di chi vi assiste. Da quasto punto di vista il primo Rdrock Project al Legend 54 è stato proprio questo, un evento di tale impatto che in tutti si è manifestato il desiderio di replicarlo.E' quindi con grande piacere che vi voglio annunciare questo secondo grande appuntamento con la musica autentica, (quella che non ha bisogno di contratti, di programmi televisivi fatti ad hoc... o di interpreti impeccabili per poter essere espressa).
Il secondo Rdrock Project si terrà il 16 Luglio al Rosa Antico Club di Milano (Viale Pasubio 14) . Vi rimando come sempre al sito dell'evento per ogni informazine in merito www.rdrock.it e al sito del locale www.rosa-antico.it
Inoltre, per dar maggiore voce agli artisti che vi parteciperanno, saranno distribuiti dei volantini dove essi si sono messi personalemnte in gioco rispondendo ad un questionario che contribuirà a mettere in luce le ragioni che li spingono a fare musica.
Ecco l'elenco degli artisti che si esibiranno durante la serata e che, sullo stile della precedente edizione si esibiranno rigorosamente in acustico.
Walter Muto, con un bassista e un percussionista
Francesco D'Acri, one man band
Giovanni De Cillis, con musicisti vari
Ivano Conti, con bassista, chitarrista e percussionista
Detto questo..., non mi resta altro da fare che invitarvi tutti all'evento segnalandovi tra le altre cose che Il Rosa Antico è anche un ottimo ristorante e sarà possibile mangiare prima e durante la serata.
Buon Rdrock a tutti!!!
domenica, giugno 22, 2008
Un Paese a Sei Corde - Chitarre sul lago d'Orta
A Ciao a tutti,Pubblico questo post per segnalarvi gli altri appuntamenti dell' iniziativa" Chitarre sul lago d'Orta".
Ancora grande musica per Un Paese a Sei Corde, che raddoppia l’appuntamento per il prossimo week-end con due serate e due coppie di artisti di livello assoluto.
Venerdì 27 giugno si esibiranno a Orta, nel giardino del Municipio, Giancarlo Schinina e Joe Valeriano, con apertura della serata di Vladimiro Canato, vincitore lo scorso anno del contest indetto dall’associazione La Finestra sul Lago.
Sabato 28, invece, nel cortile della Casa Medioevale di Pettenasco sarà la volta di Enrico Negro e Claudio Farinone.
Giancarlo Schinina cantante, chitarrista di talento e leader della Level Blues Band, è uno dei pochi bluesman di casa nostra capaci di catturare l’essenza della musica afroamericana senza risultare una sterile copia dei maestri d’oltreoceano. Uno dei più seri e longevi bluesmen italiani
Joe Valeriano Esponente di punta del rock-blues italiano, è considerato uno dei migliori chitarristi blues nostrani. La sua quasi trentennale attività musicale indica senza alcun dubbio la sua grande passione per il rock e blues, ed è supportato dal consenso del pubblico che è presente nei suoi concerti, dalle numerose manifestazioni di stima ed affetto nei suoi confronti.
Enrico Negro nel 1997 entra a far parte del gruppo Tendachent (erede della storica Ciapa Rusa), con cui svolge un'intensa attività concertistica in tutta Europa e pubblica un Cd dal titolo "Ori Pari" (ed. Folkclub-Ethnosuoni 2000), nello stesso anno è chiamato nelle fila dell'ensemble "Le Vijà" (Le Veglie), gruppo la cui creazione è stata espressamente commissionata dalla Regione Piemonte con il preciso intento di rappresentare la cultura piemontese nel mondo. Dal 1998 ricopre il ruolo di chitarrista nello spettacolo, sul tema della Via Francigena, "Il Viaggio di Sigerico"; in cui la Banda Osiris, che firma la regia dello spettacolo, guida un manipolo di musicisti italiani, francesi, inglesi e spagnoli riuniti a formare la prima Orchestra Europea di Musica Tradizionale. Nel 1999 prende parte al progetto transfrontaliero "Dona Bela" con il cantante provenzale Renat Sette ed il ghirondista Maurizio Martinotti. Nel 2000 lavora alla realizzazione dello spettacolo "Canti dalle Terre del Riso", prodotto dal Comune di Vercelli e dall'Ass. Culturale Ethnosuoni. Ha pubblicato nel 2005 “Rosso Rubino”, il suo primo disco come solista di chitarra acustica, accolto con favore da critica e pubblico.
Claudio Farinone è diplomato in chitarra al Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna sotto la guida di Maurizio Colonna, tra le maggiori figure del concertismo classico internazionale. Fa parte del Quartetto di chitarre Torres, formazione cameristica che si occupa della divulgazione della musica per quartetto di chitarre
attraverso brani originali e personali trascrizioni. Nel 2007 ha preso parte ad un progetto basato sull’interazione tra poesia e musica con l’attore David Riondino e il violoncellista Paolo Damiani su testi del poeta italiano Ernesto Ragazzoni. Oltre ad una ventennale esperienza didattica come docente di chitarra e musica da camera, è fondatore e direttore artistico dell’etichetta discografica KLE con la quale ha pubblicato i suoi lavori. E’ conduttore radiofonico alla Rete 2, canale culturale della Radio Svizzera Italiana.
Le serate, come tutte le altre in programma nella rassegna, sono a ingresso gratuito, grazie al patrocinio e al contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Novara, dell’Unione dei Comuni del Cusio e delle Fondazioni Comunità del Novarese ONLUS e della Banca Popolare di Novara per il Territorio.
Per informazioni ulteriori informazioni: Lidia 328.4732653, Domenico 347.4683319, oppure visitate su internet il sito www.unpaeseaseicorde.it, dove troverete il programma completo della manifestazione, le foto e le news degli artisti, i link ai loro siti e le foto dei concerti delle scorse edizioni e tanto altro.
mercoledì, giugno 04, 2008
Un Paese a Sei Corde - Concerto di Riccardo Zappa
Ciao a tutti, Nonostante il tempo continui ad essere inclemente, il lago d'Orta ha aperto in grande stile la sua estate all'insegna della musica. Tante sono le iniziative che stanno partendo in questo periodo.Una tra queste che merita sicuramente una grande diffusuine è quella organizzata dall'associazione Culturale "La Finestra Sul Lago". La rassegna, dal titolo "Un paese a sei Corde", giunta ormai alla terza edizione, propone un interessante percorso musicale e artistico, tutto incentrato sull'espressività della musica per chitarra acustica. La rassegna vede tra i suoi ospiti numerosi chitarristi fingerstyle e flatpicking in grado di interpretare e rielaborare in maniera originale brani famosi tradizionali e moderni dando vita ad una produzione originale ed eterogenea.

Di Grande rilievo in questo contesto è il concerto del noto chitarrista Riccardo Zappa (uno tra i migliori chitarristi acustici Italiani) che si svolgerà sabato 7 Giugno nella Chiesa Parrocchiale di Alzo di Pella.
Per maggiori informazioni sia sul concerto che su tutta la manifestazione vi rimando al sito dell'evento www.unpaeseaseicorde.it
e al sito dell'associazione che gli ha dato vita www.lafinestrasullago.com
Buon Ascolto a Tutti !
domenica, maggio 11, 2008
Testi: Tramonto militare (1995)
Questo è un altro dei miei testi nato durante il servizio militare.In particolare durante un campo in Sardegna a "Perdasdefogu"
dove simulavamo una situazione di guerra.
... Ecco "Tramonto Militare"
(Musica di Ivano Conti - Testo di Daniele Bottoni)
C'è un bagliore di poesia
che si perde e a tratti affiora
tra il verde cupo dei nostri abiti
e il suono cieco delle granate
C'è poco tempo per ricordare
forse è poco anche per pensare.
Ma in questo istante cerco i tuoi occhi
mi suggerisce il sole, che li rispecchia il mare.
E quel tramonto in cui mi trovo a camminare
Poi commosso a domandare di poterti amare
Incrocio il tuo sguardo tra le nuvole ed il mare
Mi brucia il pensiero di volerti rivedere
Restiamo immobili ad aspettare
un grido o un solo gesto per uscire
e il rosso canto di questa sera
fa più reale il nostro strano gioco
Ed è un momento di temporale
nel mio cuore, fuori, invece, c'è il sole.
Il mio paese è molto lontano,
la terra ha uno strano sguardo mentre cambia colore.
E quel tramonto ...
Non son sicuro di come sto
Certo stanco, oppure lieto,
non son sicuro di come sto.
Aspettami,
la fatica non la sento più
Fermati,
e col fucile in spalla
inciampando nella notte,
correrò da te.
In quel tramonto io mi trovo a camminare ...
Tramonto Militare è ascoltabile dal sito RdRock.it
cliccando sulla voce Rdrock Player
sabato, maggio 03, 2008
Rdrock Project: Tutto in una serata... Acustica
L'Rdrock Project che si è tenuto il 21 Aprile 2008 (vedi il precedente post) presso il locale Legend54 a Milano è stato un successo!!
Eccovi un personalissimo commento alla serata direttamente dalla "voce" di Ivano Conti (www.rdrock.it) ideaore ed organizzatore dell' evento.
"E il gran giorno è arrivato!
Da quanto tempo lo stavo preparando e quanto ci ho messo per farlo!
Anche se operativamente
mi sono mosso solo a fine febbraio, saranno stati almeno 5 anni che avevo in mente l’Rdrock Project. Non sapevo bene in che forma, e con che risultato. Sapevo soltanto che volevo stare su un palco con degli amici che come me avevano l’esigenza di fare sentire la musica scritta da loro. E volevo degli amici che vivevano la musica per essere sé stessi. Il pubblico, poco o tanto che fosse stato, avrebbe capito e apprezzato questo aspetto. Ne ero certo! Col passare del tempo mi è stato chiaro che la modalità con cui i musicisti avrebbero dovuto esibirsi sarebbe stata in chiave acustica. Avevo in mente la chitarra acustica, perché immaginavo me stesso nell’istante in cui finisco di scrivere una canzone e la suono e la canto forse nella situazione più intima e più vera; volevo una cosa simile sul palco, perché ero curioso di vedere il confronto tra il rapporto con la propria musica e il gusto e l'attenzione dell’ascoltatore.
Ma il gran giorno è finalmente arrivato!
Nelle settimane precedenti, quanto sbattimento per dare le indicazioni ai musicisti, per stampare le locandine, darle agli amici, sentire il gestore del locale, preparare le schede per il fonico, pensare a un regalo per chi suonava, capire come registrare tutto, verificare se fare riprese video, scrivere cosa dire per presentare il Project, scrivere un comunicato stampa, mandare mail, pensare a qualcuno che faccia le foto… e in tutto questo
trovare anche del tempo per pensare e provare la musica che avrei proposto io!
Ecco.
Il giorno è arrivato.
Piove che Dio la manda.
Una di quelle belle giornate in cui si preferisce stare a casa sul divano a guardare la TV, che uscire, bagnarsi, salire in macchina, restare imbottigliato nel traffico, impazzire per un parcheggio, spendere dei soldi per una tessera di un club, e alla fine restare in piedi tutto il tempo per sentire suonare un amico. Non è il giorno ideale.
Entro al Legend 54.
Decio è già lì da un po’. Da qualche minuto è arrivato anche Marco. Ci diamo una mano a scaricare gli strumenti. Vedo Stefano, il fonico, lo saluto e gli spiego come sarà la serata. Poi vedo Federico, il gestore del locale insieme a Beppe, e racconto anche a lui come sarà il tutto. Ho dato appuntamento ai musicisti alle 18 per le prove dei suoni…. Ma colpa la pioggia, forse altro, arrivano tutti a orari diversi… e prima delle 19 non si riesce a provare. Dopo poco arrivano Giancarlo e Aldo… poi Arriva Mattia e insieme a lui arriva anche Walter! Che bello vedere i propri amici che ti portano il loro sorriso entusiasta nonostante la pioggia! Arriva anche Frank. Vorrei che l’Ale fosse già al locale, ma non sa come venire prima. Michele e i Facial, arriveranno oltre le 20.00 e non riusciranno a provare. Dovranno tenere i suoni di Gianka e dei suoi Falling. Il suono in generale non è dei migliori. Stefano è troppo abituato ai volumi alti dei rockettari, per cui spinge troppo con il suo PA. Cerco di fargli capire che per l’idea della serata, dovrebbe stare al minimo… forse sarebbe quasi meglio non ci fosse alcuna amplificazione.
Alle 20.15 la prima domanda che mi mette agitazione “verrà qualcuno”? Chiamo l’Ale per dirle che non riesco a tornare a casa a prenderla e dovrà venire con la macchina dei suoi.
Inizio a sudare freddo. I tempi mi stanno fuggendo di mano.
Finiamo la prova suoni coi Falling che saranno i primi a salire sul palco. Non ho fatto in tempo a verificare se mi arrivano tutti i segnali alla scheda audio per registrare la serata. Pazienza! Lo dovrò fare durante il primo brano.
Inizia ad arrivare gente. Arrivano anche Alessandra, e Gaia, agitatissima. Forse più di me. Meno male. Quanto ho bisogno della loro presenza!
L’inizio è previsto per le 21.00, ma sono già in accordo con Gianka che ritarderemo di una decina di minuti.
Consegno a Stefano l’ultimo cd di Nick Cave da tenere in sottofondo mentre arriva gente. E la gente, gli amici, continuano ad arrivare! Nel giro di mezz’ora il locale è pieno. Questa è una buona cosa, che dovrebbe tranquillizzarmi, mentre invece mi agita ancor di più, perché ora l’esito della serata dipende solo da chi salirà a suonare sul palco del Legend.
Ah! Ho dimenticato le telecamere per le riprese! Mannaggia a me… dovevo metterne giù tre! Azz... Non faccio in tempo. Ne monto una nella zona mixer, che terrò solo a testimonianza dell’evento! Niente videoclip!
Mi agito ancor di più quando capisco che è il momento di salire sul palco e leggere l’introduzione alla serata. Che roba pomposa ho scritto, penso. E pallosa. Ma non ho la testa per andare a braccio, e qualcosa devo pur dire. Mi faccio coraggio. Dico a Giancarlo di prepararsi che si comincia. Salgo sul palco, mi presento e leggo. In fretta. Non si capirà nulla di quello che leggo. Finisco, presento Giancarlo e i suoi Fujiko e scendo dal palco.
L’agitazione non diminuisce. Cresce. Perché ora la macchina è avviata.
Tutto è in mano a chi suona e alla risposta del pubblico.
E finalmen
te capisco che ho puntato su dei cavalli vincenti!
Tutti gli artisti, nel bene e nel male, suonando bene o suonando male, mettono davanti a tutto la loro musica, se stessi in tutta la loro umanità! E questo il pubblico lo capisce e lo apprezza! Tutto il pubblico presente al Legend resta seduto e attento a quanto succede sul palco, e non si perde una sola nota, perché capisce che chi è sul palco sta raccontando se stesso e ci mette la sua vita, e la sua vita è ricca!
Questo è l’rdrock project. Niente fronzoli, niente mezze misure, nessun parolone, nessun grande impatto visivo o musicale, ma solo delle persone che raccontano in musica la loro vita, una vita dove Qualcosa di interessante è accaduto e che non si può fare a meno di raccontarlo agli altri!
Io salgo sul palco tra un artista e l’altro a presentare, e guardando tutti quei volti attenti e tesi a quello che succede vorrei solo dire “Grazie!” e vorrei poter dire a tutti che anche se l’rdrock project è nato da una mia idea, non ho meriti nella grandezza di quello che accade.
“Ci sono amici che non ti abbandonano… che sanno cosa cerchi, dove trovarlo e per questo ti vogliono con loro!". Ho cantato queste parole, e queste parole sono tutto quello che è stato evidente al Legend 54, anche da chi era lì per caso o era ignaro di quello che poteva accadere.
Intorno alle 24 Decio canta le ultime note. Il pubblico è ancora tutto in sala, e vedo ovunque volti contenti e sorridenti e io non posso che dire grazie a Giancarlo, a Michele, a Francesco, a Walter, a Giovanni e a tutti i musicisti che hanno suonato".
Ivo
mercoledì, aprile 30, 2008
Grande Blues ad Omegna con la Treves Blues Band
Il 23 maggio uscirà in tutta Italia il nostro doppio LIVE, il secondo nella storia della band, con i brani che hanno fatto un pò la storia del gruppo..Non voglio svelare niente, per non togliere il gusto della sorpresa, ma credetemi, siamo tutti emozionati, è un bel lavoro davvero e poi, lo sanno tutti, la TREVES BLUES BAND è una realtà musicale che rende molto, ma molto di più dal vivo...perchè amiamo suonare davvero, amiamo sudare sul palco per dare tutto il meglio alla nostra gente, come ci hanno insegnato i grandi padri del BLUES!
Il pubblico è la nostra forza, e nonostante gli anni, le fatiche, le mode che cambiano e i media che danno poco spazio al BLUES, noi siamo sempre più innamorati di quesa musica, e come noi migliaia di giovani che proprio non ne possono più di musica omologata, fatta per omologare e rimbambire..
e il BLUES è la nostra risposta contro il logorio della vita moderna, contro la filosofia dello sballo del sabato sera, contro la TV spazzatura, contro la musica usa e getta...Noi siamo naturali, ruspanti e semplici...allora siamo dei polli?Scherzi a parte vi invito tutti al concerto di Omegna, lì potrete conoscere, se non lo avete mai fatto, la musica della TBB, lì potremo riabbracciarci, sulle note della musica più bella del mondo....
E speriamo di avere già qualche copia del Cd LIVE 2008....
Avanti grande popolo del BLUES!
Blues alle masse, e perchè no,anche alle massaie!
Vi voglio bene
Fabio Treves
La Treves Blues Band sarà al Forum di Omegna il 12 Giugno
Per maggiori Info e per conoscere le altre date dei concerti vi rimando al sito della TBB http://www.trevesbluesband.com/
sabato, aprile 26, 2008
Testi: Notte sul mare (1994 )
...A volte capita di scrivere qualcosa... appunti su un foglietto che rimangono impressi nella memoria. Poi l'amicizia con alcuni musicisti che ti prendono sul serio... e quelle parole prendono vita... diventano canzoni. (Un grazie a Ivano Conti, l'ideatore dell' RDROCK PROJECT !! che ne ha scritto la musica)Ero a militare... durante la traversata da Civitavecchia a Golfo Aranci (Sardegna) dove ci recavamo per un esercitazione... era notte... e il silenzio era rotto dal rumore della nave che solcava le onde....
... Notte sul Mare è nata così
(musica di Ivano Conti - testo di Daniele Bottoni)
Forse sai, è la prima volta che
guardo lontano e mi sento solo.
Sarà la luna, o le stelle,
oppure questo mare di notte ... che non conosco.
Sono lontano e questo lo so,
sono in viaggio e non vi posso vedere,
e poi oggi è sabato
e non vi posso chiamare.
Ma c'è questa luna,
il vento e il rumore
della nave che solca
e scomoda il mare.
Strada infinita,
infinito l'orizzonte,
le onde di un regno
che non posso abbracciare.
Il cielo nero sta cambiando intorno a me
la luce ora filtra e plasma i colori.
E le ultime stelle stanno ancora
a salutare ... prima di perdersi.
Sono lontano e poi non è facile,
gridano un mondo fatto di favole,
condito di gloria e discorsi inutili
che inchiodano l'aria.
Ma vedo una casa
e sento il suo cuore
non posso esser triste
tra poco esce il sole.
Strada infinita,
infinito l'orizzonte,
non vivo in un sogno,
lo posso raccontare.
Girerò gli occhi e svanirà.
E' un quadro di mare che scorderò.
Ma la natura prepara già
nuovi colori e paesaggi per stupirmi ancora.
Note: Nel settembre 1995 questa canzone fu presentata al concorso "L'accademia della canzone - Una voce per Sanremo", e l'arrangiamento fu realizzato da Simone Attanà e Ivano Conti.
La si può ascoltare Quì sul sito Rdrock.it
giovedì, aprile 24, 2008
Luoghi Della Fede:Il Getsemani (Casale Corte Cerro)
Ciao a Tutti, Riporto questo post cosi come è pubblicato sul sito dell' Ecomuseo del lago D'orta e MottaroneIl complesso, costruito negli anni `50 per l`intenzione e l`impegno di Luigi Gedda, su progetto dell`architetto Ildo Avetta e con la grande collaborazione dei Casalesi e della Società Operaia del Getsemani, è arricchito con creazioni d`arte di varia specializzazione e soggetto, ma conseguiti allo scopo di illuminare con la fede e l`arte di oggi quella notte di angoscia, affinché fosse visibile che la chiesa del ventesimo secolo è presente con il meglio di sé accanto a Gesù, per confortare il dolore, la solitudine e afferrare l`esempio.
Accessibile da una Via Crucis lastricata in conci di granito e posta in un ambiente verde suggestivo e silenzioso, un tempo percorribile con molta perizia solo dalle `500, e da una caratteristica funicolare che ha trasportato migliaia di fedeli, il Getsemani ha avuto il suo massiccio sviluppo fino agli anni `70, quando il pittore Théodore Strawinsky, figlio del musicista, dipinse sulla parete esterna dell`abside della chiesa una grande pittura murale (172 mq) rappresentante la storia della Salvezza, dall`Annunciazione alla Pentecoste.
La manica retta, dove si trovano attualmente la sala di soggiorno, la biblioteca, la sala da pranzo e le cucine, rivela un disegno ancora anni `30, con l`utilizzo di paramenti in granito, il tetto monofalda e la perlinatura dell`ultimo piano, a richiamare un`idea di architettura montana tipica degli anni subito precedenti la seconda guerra mondiale e in auge fino ai primi anni `60.
Nella prospiciente manica curva si trovano le camere da letto e i servizi igienici collettivi.
Questa manica si sviluppa ad anfiteatro verso la valle, con un disegno a gradoni che permette di avere per ogni camera un piccolo terrazzo assolutamente invisibile dal resto dell`edificio.
Qui è più chiara l`impronta moderna della costruzione, con l`utilizzo dei divisori in vetrocemento tra terrazzo e terrazzo e la copertura piana coronata da una pensilina in calcestruzzo armato, dal disegno futurista.
All`incrocio delle due maniche si innesta il corpo della chiesa-cripta, un piccolo gioiello in cui la struttura architettonica racchiude una vera ricchezza di materiali e manufatti.
Difficoltà di accesso e di adeguamento alle moderne esigenze del vivere collettivo hanno portato, intorno agli anni 2000, alla completa chiusura della struttura.
Attualmente è allo studio una strada di accesso al Getsemani, onde poter compiere la necessaria e inderogabile manutenzione e - con modalità da studiare - la sua trasformazione in nuovo e vitale organismo.
L`Opera Pia Francesca Colleoni de Maestri di Castano Primo, attuale proprietaria ha già provveduto alla completa sistemazione della casa alla base della Via Crucis e del piazzale antistante, oltre alla completa manutenzione del parco ricco di molte essenze caducifoglie e resinose. Obbiettivo immediato e percorribile è il ripristino della Via Crucis che insieme è anche il percorso di accesso al parco; la sistemazione e fruibilità degli spazi esterni alla struttura, quali il giardino all`italiana, i percorsi alla Cappelletta di Lourdes, all`anfiteatro e alla grande statua dell`Angelo, il ripristino della Memoria dello Spirito Santo,curiosa e avveniristica cappella decorata dal Leoncillo, il riallestimento del percorso tra alcuni reperti archeologici e della salita alla croce metallica, opera dello scultore Francesco Messina originariamente destinata quale complemento alla grande statua di S. Caterina posta nei pressi di Castel Sant`Angelo in Roma, tutti elementi di grande interesse. Contemporaneamente, si sta valutando l`apertura programmata della chiesa e della cripta e la possibilità di accedere allo splendido terrazzo, all`insegna di un uso silenzioso e meditativo delle bellezze panoramiche e naturalistiche.
La chiesa e la sottostante cripta, intatte, perfettamente e gelosamente conservate contengono mirabili esemplari di arte moderna, fruibili in un organico sistema liturgico: la statua marmorea del Cristo Agonizzante, in granito bianco e nero, il cui viso viene scolpito nel marmo bianco, e ai cui piedi un rivestimento di marmo rosso dei Pirenei richiama alla mente il dramma dell`imminente crocifissione, il luminoso mosaico parietale dove l`Assunta è circondata da figure vescovili, tutte riconoscibili tra quelli del tempo, i pavimenti ceramici raffiguranti uno stilizzato e rigoglioso Giardino dell`Eden opera di Coltellini, già autore della Via Crucis e le vetrate parietali, policrome e debitrici dell`esperienza cubista di tema Mariano nella Chiesa, e legate al tradimento di Giuda nella cripta, il tabernacolo e le lampade inserite in anfore romane.
Esternamente, la grandiosa pittura murale di Strawinsky accoglie il visitatore con il suo ritmo composto e silenzioso.
martedì, aprile 15, 2008
Escursione: Alpe Quaggione
LOCALITA’: Alpe Quaggione (1200 m.)DISLIVELLO: 1200 mt.
TEMPO DI SALITA: 3.30 ore
DIFFICOLTA’ : Escursionistico
ACCESSO: Seguire la S.P. 229 del Lago d`Orta fino ad Omegna, quindi la S.P. della Val Strona fino a Canova del Vescovo; deviazione a destra per Germagno, quindi rotabile completamente asfaltata fino all`Alpe Quaggione.
L’ITINERARIO:
L`itinerario proposto parte dall`Alpe Quaggione (1200 m.).
Oltrepassato il parcheggio del ristorante si prosegue per altri 500 metri fino all`area recintata e attrezzata per picnic, dove è indispensabile approvvigionarsi d`acqua, essendo tutto il percorso privo di torrenti o sorgenti. Si continua sulla strada a destra, che con alcuni ripidi tornanti arriva alle pendici del Monte Zuccaro (1338 m.).
Si prende a destra il sentiero che taglia a mezza costa in mezzo alle felci,e si entra nel bosco di faggi;si passa sulla crestina boscosa dalla quale la vista si apre sugli alpeggi della Valle Strona a sinistra, e sul sottostante paese di Casale Corte Cerro. Appena fuori dalle ultime piante si prosegue diritti sul sentiero che sale dapprima al Monte Cerano (1702 mt.) e poi, dopo aver perso leggermente quota, al Poggio Croce (1765 mt.). Queste cime, già di per se eccezionalmente panoramiche potrebbero costituire una breve escursione a sé stante per gli escursionisti meno allenati. (Fino al Monte Cerano un`ora; fino al Poggio Croce 1.20 ore). Giunti al Poggio Croce bisogna scendere di circa 170 mt. di dislivello fino alla Bocchetta di Bagnone (1584 m.) e da qui, portarsi sulla cresta che conduce alla Bocchetta (1904 m.), dove si incontra la mulattiera proveniente da Ornavasso e dal Rifugio CAI dell`Alpe Cortevecchio.
L`itinerario, ora comune, si svolge su una bella mulattiera ancora parzialmente lastricata, che con molti tornanti raggiunge la cresta fra il Massone e l`Eyehorn (2131 mt. croce - nella foto) e in breve la croce con campanella posta sulla vetta del Massone.
venerdì, marzo 28, 2008
Astronomia: Orientarsi nel cielo
Il primo problema che si incontra osservando il cielo senza far uso di strumenti ottici, è quello di orientarsi stabilendo innanzitutto la posizione dei punti cardinali: in pratica è sufficiente trovare uno solo dei quattro fondamentali (Nord, Est, Sud, Ovest) perché gli altri, come si sa, si susseguono distanziati di 90° lungo l’orizzonte.Vicino alla Stella Polare vi è un raggruppamento di stelle molto luminose e facili da individuare (soprattutto in primavera quando si trovano alte sull’orizzonte) per la loro particolare disposizione che riproduce una specie di pentolino. Si tratta di sette stelle in cui i Greci antichi avevano individuato un’orsa (in greco arctos, da cui il nome di “artico” attribuito all’emisfero di Nord) e i latini un carro le cui stelle con il loro lento ruotare intorno alla Polare ricordavano sette buoi da lavoro, ossia septem triones (da cui il termine “settentrione”): si tratta appunto della costellazione dell’Orsa Maggiore o Gran Carro.
Questa costellazione è un ottimo punto di partenza per rintracciare molte altre stelle grazie a pochi e semplici allineamenti. Ad esempio, unendo con una linea immaginaria le due stelle del bordo del pentolino più lontano dal manico e prolungando di quattro volte e mezza la distanza che intercorre fra questi due astri (detti “puntatori” o “guardie”) si raggiunge proprio la Stella Polare la quale è l’ultima del timone di una costellazione simile al Gran Carro ma di dimensioni più ridotte e formata anch’essa da sette stelle però molto meno luminose di quelle della costellazione maggiore, tanto che la sua identificazione non appare agevole (Orsa Minore). Quasi opposto all’Orsa Maggiore rispetto alla Polare si trova un raggruppamento di cinque stelle dalla caratteristica forma a “W” o “M” (un po’ distorta): è Cassiopea una costellazione molto evidente ma che non offre punti di riferimento per altre stelle.
Partendo sempre dal Gran Carro è facile invece individuare altre costellazioni e stelle molto luminose. Prolungando ad esempio il bordo superiore del pentolino e proseguendo nella direzione opposta a quella del manico si incontra Capella (la “capretta”) la stella più luminosa della costellazione dell’Auriga; dirigendosi invece dalla parte opposta a quella in cui si trova la Stella Polare si arriva a Regolo (dal latino regulus = reuccio) nella costellazione del Leone. Seguendo poi la diagonale del nostro recipiente, sempre nella direzione opposta a quella del manico, si arriva a due stelle molto brillanti, Castore e Polluce che formano la costellazione dei Gemelli. Ancora, una linea curva che prolunghi le tre stelle del manico porta ad Arturo, la stella più brillante della costellazione di Boote (o Bifolco) e quindi, proseguendo nella stessa direzione verso il basso, proprio vicino all’orizzonte, si raggiunge Spica nella Vergine.
Infine, alte nel cielo estivo, appaiono tre stelle molto luminose che formano un grande triangolo: sono Vega (in piena estate proprio sopra la nostra testa) nella Costellazione della Lira, Deneb in quella del Cigno con la sua caratteristica forma a croce e Altair nell’Aquila: esse formano il cosiddetto “triangolo estivo” che balza subito all’occhio se nella bella stagione si guarda in alto e verso Sud.
L’altra Costellazione che serve per individuare stelle e costellazioni, però solo nel cielo invernale, è Orione. A differenza del Gran Carro che è visibile per tutto l’anno in quanto fa parte di quel gruppo di stelle che non tramontano mai ma si limitano a girare intorno alla Polare (unica stella veramente fissa di tutto il “firmamento”) Orione in estate scende sotto l’orizzonte per cui è visibile solo per sei mesi all’anno, da ottobre a marzo. Nota a tutti è la descrizione che di questa costellazione fa il Parini ne “La Caduta”, la più famosa delle sue odi: “Quando Orïon dal cielo declinando imperversa, e pioggia e nevi e gelo sopra la terra ottenebrata versa, …”
Orione è una costellazione molto grande, dalla forma complessiva a “clessidra”, impossibile da non vedere rivolgendo, nelle notti invernali, lo sguardo a metà del cielo verso Sud. Le due stelle più luminose del raggruppamento sono Betelgeuse in alto a sinistra di colore rosso-arancio e Rigel in basso a destra di colore bianco-azzurro. A metà distanza fra questidue astri di prima grandezza si notano tre stelle ugualmente luminose e allineate in posizione un po’ inclinata: sono gli astri che costituiscono la cosiddetta “cintura” di Orione note anche secondo la tradizione popolare come i “Tre Magi” o il “Bastone di Giacobbe”. Prolungando la linea che unisce le tre stelle della cintura si giunge verso il basso a Sirio, la stella più luminosa del cielo sita nella costellazione del Cane Maggiore e verso l’alto ad Aldebaran, l’occhio sanguigno del Toro. Un po’ più in alto di Aldebaran si incontra l’ammasso aperto più noto: quello delle Pleiadi (da plein = navigare o da pleios = molte). Si tratta di un piccolo raggruppamento di stelle che rappresenta un buon test per la vista: normalmente se ne distinguono sei o sette, ma c’è chi ne ha contate 14. Prolungando quindi il lato superiore della Costellazione si intercetta alla sinistra Procione nel Cane Minore e alla destra Menkar nella Costellazione della Balena. Sulla diagonale Rigel Betelgeuse si rincontrano guardando a sinistra i Gemelli, mentre sulla verticale, quindi un po’ più a destra di Castore e Polluce, Capella nell’Auriga.
Fonte: http://www.cosediscienza.it/astro/13.%20COSTELLAZIONI.htm
