sabato, settembre 20, 2008

Lou Marini e Blues for people: in missione per conto di Dio

In un angolo remoto della Fiera di Rimini accade qualcosa di straordinario: il Blues Brother "Blue Lou" Marini, che oltre alla leggendaria band ha collaborato con i più grandi musicisti rock, blues e jazz, si alza dalla sedia di relatore e improvvisa una danza a ritmo di musica, di fronte a un pubblico incredulo. Nell'aria, le note introduttive del suo nuovo lavoro discografico. Ma di che stiamo parlando?
Facciamo un passo indietro: Milano, Politecnico, fine anni Ottanta. Un gruppo di universitari, amici per la pelle, inizia un'avventura: riproporre lo show dei fratelli Blues per raccogliere fondi in beneficenza. Gli anni passano, l'amicizia cresce e la famiglia si allarga a nuovi componenti.
La BBBand ne ha passate di tutti i colori tra concerti, incontri, storie, amicizie. Insieme si decide di dare forma legale e maggior dignità all'opera iniziata, e allora si fonda l'associazione Blues for People.
Nel 2004, proprio al Meeting di Rimini, avviene l'incontro travolgente con Lou Marini. Il musicista coglie immediatamente lo spirito ironico e vivace della band, e nasce una bella amicizia. I “ragazzi”, che già sanno di aver ricevuto tanto, non smettono tuttavia di sognare in grande, e nel 2007 azzardano una proposta geniale e incredibile: chiedono a Lou di ri-armonizzare i più famosi canti popolari italiani in chiave rithm'n'blues, funky... insomma come li suonerebbero i Blues Brothers. E lui che fa? Accetta!
Torniamo al presente: “Blue Lou” Marini, Marco “Elwood” Ricotti, Carlo “Jake” Fumagalli e Ciccio “Cab” Celant raccontano al pubblico del Meeting non tanto un progetto discografico, quanto la storia di un'amicizia bella e inaspettata, che a visto il gruppo di musicisti addirittura condividere le vacanze. C'è spazio per qualche domanda alla leggenda del sax.

Qual è stata la prima reazione all'idea dell'album? Quale il metodo di lavoro? E che giudizio dai a posteriori? Lou Marini non si lascia pregare, e racconta tutta la storia: «Sono canzoni bellissime, ma all'inizio ne conoscevo soltanto una. Mi domandavo: come farò? Ma poi mi accorsi che tutti quei ritornelli, una volta ascoltati, non escono più dalla testa, hanno una forza incredibile; così mi sono innamorato del progetto e mi sono appassionato a quelle vecchie canzoni italiane. Le fischiettavo di continuo passeggiando per New York pensando a come dargli nuova veste, pur volendone rispettare la melodia originale, senza stravolgerle. È stato un lavoro affascinante, di grande creatività. Poi abbiamo inciso la sezione ritmica a Brooklyn con altri colleghi della Original Blues Brothers Band: c'era tanta allegria, anche perché non ero il solo di origine italiana... Infine sono partito per Milano, e la BBBand ha pensato a voci, cori e tutto il resto. Il mio metodo è quello di dare la massima libertà creativa a tutti gli artisti. Solo così nascono le buone idee. In questo album c'è un non so che di ironia, un certo spirito indefinibile che lo rende unico, allegro, divertente, tutto da ballare. E questo in un periodo in cui si produce tanta roba volgare e deprimente. Sono molto contento del risultato finale».
Il lavoro discografico, di cui ancora non si rivela il nome, è ormai quasi del tutto concluso, ma i pochi secondi ascoltati (e il ballo intrigante di Lou) infiammano il pubblico, che canta in coro e batte le mani a ritmo di musica. E pensare che si trattava dell'arcinota “Uva Fogarina”... Forse non si era mai visto tanto entusiasmo e partecipazione nel cantarla! Si dovrà tuttavia attendere l'autunno per l'uscita ufficiale dell'album. Nel frattempo non bisognerà perdere di vista il sito della band (www.bluesforpeople.com – attivo entro pochi giorni). Insomma una storia in cui la realtà supera di gran lunga ogni immaginazione.
Davvero questi ragazzi, per citare il loro motto, “Non mandano mai a casa nessuno scontento”.
A partire da loro stessi.

Fonte: http://www.ilsussidiario.net

Autore: Stefano Rizza

Erano le quattro del pomeriggio - L’incontro di Giovanni e Andrea (di Luigi Giussani)


Il capitolo primo di san Giovanni contiene la memoria di coloro che l’hanno seguito subito. Su un foglio, qualcuno di loro ha annotato le prime impressioni e i tratti del primo momento in cui il fatto accadde. Il primo capitolo di san Giovanni, infatti, contiene un seguito di appunti che sono proprio appunti di memoria. Uno dei due, diventato vecchio, legge nella sua memoria gli appunti rimasti.
«Quel giorno Giovanni stava ancora là con due discepoli. Fissando lo sguardo su Gesù che passava disse...». Immaginatevi la scena, dunque. Dopo 150 anni che lo aspettavano, finalmente il popolo ebraico, che sempre, per tutta la sua storia, per due millenni, aveva avuto qualche profeta, qualcheduno riconosciuto profeta da tutti, dopo 150 anni finalmente il popolo ebraico ebbe di nuovo il profeta: si chiamava Giovanni Battista. Ne parlano anche altri scritti dell’antichità, è documentato storicamente, quindi. Tutta la gente - ricchi e poveri, pubblicani e farisei, amici e contrari - andava a sentirlo e a vedere il modo con cui viveva, al di là del Giordano, in terra deserta, di locuste e di erbe selvatiche. Aveva sempre un crocchio di persone attorno. Tra queste persone quel giorno c’erano anche due che andavano per la prima volta e venivano, diciamo, dalla campagna - veramente venivano dal lago, che era abbastanza lontano ed era fuori del giro delle città evolute -. Erano là come due paesani che per la prima volta vengano in città, spaesati, e guardavano con gli occhi sbarrati tutto quel che stava attorno e soprattutto lui. Erano là con la bocca aperta e gli occhi spalancati a guardare lui, a sentire lui, attentissimi. Improvvisamente uno del gruppo, un giovane uomo, se ne parte, prende il sentiero lungo il fiume per andare verso il nord. E Giovanni Battista immediatamente, fissandolo, grida: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!». Ma la gente non si mosse, erano abituati a sentire il profeta ogni tanto esprimersi in frasi strane, incomprensibili, senza nesso, senza contesto; perciò, la maggior parte dei presenti non ci fece caso. I due che venivano per la prima volta ed erano là che pendevano dalle sue labbra, che guardavano gli occhi suoi, seguivano i suoi occhi dovunque girasse lo sguardo, hanno visto che fissava quell’individuo che se ne andava, e si sono messi alle sue calcagna. Lo seguirono stando a distanza, per timore, per vergogna, ma stranamente, profondamente, oscuramente e suggestivamente incuriositi. «Quei due discepoli, sentendolo parlar così, seguirono Gesù. Gesù si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbi, dove abiti?”. Disse loro: “Venite a vedere”». «E andarono, e videro dove abitava, e si fermarono presso di lui tutto quel giorno. Erano circa le 4 del pomeriggio». Uno dei due, che avevano udito le parole di Giovanni Battista e lo avevano seguito, si chiamava Andrea, ed era il fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo proprio suo fratello Simone, che tornava dalla spiaggia - tornava o dalla pescagione o dal rassettare le reti necessarie al pescatore - e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia».
Come ha fatto a dire: «Abbiamo trovato il Messia»? Gesù, parlando loro, avrà detto questa parola, che era nel loro vocabolario; perché dire che quello fosse il Messia, “in quattro e quattr’otto”, sarebbe stato impossibile. Si vede che, stando là ore e ore ad ascoltare quell’uomo, vedendolo, guardandolo parlare - chi è che parlava così? Chi aveva mai parlato così? Chi aveva detto quelle cose? Mai sentite! Mai visto uno così! -, lentamente dentro il loro animo si faceva strada l’espressione: «Se non credo a quest’uomo non credo più a nessuno, neanche ai miei occhi».
Ma immaginate quei due che lo stanno a sentire alcune ore e poi dopo devono andare a casa. Lui li congeda e se ne tornano zitti. E poi si dividono: ognuno dei due va a casa sua. Non si salutano, non perché non si salutino, ma si salutano in un altro modo, si salutano senza salutarsi, perché sono pieni della stessa cosa, sono una cosa sola loro due, tanto sono pieni della stessa cosa. E Andrea entra in casa sua e mette giù il mantello, e la moglie gli dice: «Ma, Andrea, che hai? Sei diverso, che ti è successo?». Immaginate lui che scoppiasse in pianto abbracciandola, e lei che, sconvolta da questo, continuasse a domandargli: «Ma che hai?». E lui a stringere sua moglie, che non si è mai sentita stretta così in vita sua: era un altro. Era un altro! Era lui, ma era un altro. Se gli avessero domandato: «Chi sei?», avrebbe detto: «Capisco che son diventato un altro... dopo aver sentito quell’individuo, quell’uomo, io sono diventato un altro». Ragazzi, questo, senza troppe sottigliezze, è accaduto.

Racconto pubblicato dal sito della rivista Piccole Tracce (http://www.piccoletracce.it)
http://www.piccoletracce.it/passo.htm#portogal

venerdì, settembre 12, 2008

Il Re del Portogallo - di Luigi Giussani

Figuriamoci un paesino di montagna, alcuni decenni fa. Un'unica mulattiera unisce il villaggio al paese più grande, giù a fondo valle. Non c'è un medico stabile, ma c'è il comune, con un sindaco. Tutti vivono del bosco, qualche gallina, qualche mucca, nessun nesso col mondo. Un paesino chiuso, degradato. Nell'unica casa un po' bella del paese una famiglia venuta dalla città viene a stabilirsi. Un signore e una signora molto distinti, due bambini. Sono gentilissimi, ma tutto il villaggio si ritrae di fronte a loro. Li spiano dalle fessure delle persiane quando passano, nell'unica botteguccia del paese non accettano alcun tipo di conversazione, nessuno li saluta. Accade un giorno che un abitante del paese si infortuna gravemente. La signora è medico e si adopera in tutti i modi fino alla sua completa guarigione. Così il ghiaccio si rompe e via via, molto lentamente, si crea non tanto un affiatamento a parole, ma un affiatamento pratico. Anche lui si rende disponibile a ogni necessità: un camino si rompe, un macchinario da riparare..., quel signore di città sa sempre come intervenire. «Sarà un ingegnere», dicono tra loro in paese. Lui la sera andava sempre nell'unica osteria del villaggio dove gli uomini giocavano a carte avvolti in una nuvola di fumo. E, dapprima, se ne stava lì a guardare, poi nell'impaccio generale chiede di poter giocare anche lui, e gli uomini del paese scoprono che è anche un ottimo giocatore. Insomma, dopo qualche settimana quella era la famiglia più amata del paese. Una domenica, mentre stavano giocando a carte, si interrompe per raccontare di quando aveva viaggiato nella Terra del Fuoco e tutti se ne stavano lì con le carte in mano e la pipa in bocca ad ascoltarlo, perché parlava in modo affascinante, sapeva una infinità di cose. A un certo punto il più vecchio di tutti tira fuori la pipa dalla bocca, mette giù le carte e dice:
«Senti, tu devi rispondere alla nostra curiosità. Molti fra noi dicono che sei un ingegnere, molti dicono che sei uno scienziato, altri dicono altre cose. Ma tu chi sei? Come fai a essere così bravo in tutto, a sapere tante cose?».
Allora lui dice: «Amici, adesso che siamo veramente in confidenza ve lo posso dire. Però non dovete tradirmi, perché per una serie di ragioni la mia posizione è delicata nei confronti della legge, e se si sapesse che sono qui mi arresterebbero subito. Io sono il re del Portogallo in esilio».
A nessuno lì nell'osteria viene in mente di mettere in dubbio questa risposta: la sua risposta, inimmaginabile, s'addiceva al suo tipo di persona.

Racconto pubblicato dal sito della rivista Piccole Tracce (http://www.piccoletracce.it)
http://www.piccoletracce.it/passo.htm#portogal

venerdì, agosto 15, 2008

Meeting di Rimini - O protagonisti o nessuno

Domenica 24 agosto 2008 - sabato 30 agosto 2008 si apre la ventinovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata O protagonisti o nessuno vuole riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista, che è una accezione positiva del concetto di persona, è molto usata nella nostra società; per questo motivo dobbiamo tenere nella giusta considerazione il contesto storico in cui viviamo.

Se ci domandassimo infatti chi è il protagonista oggi, per la mentalità comune, dovremmo necessariamente rispondere che stiamo parlando di un soggetto il cui scopo principale nella vita è il successo. Senza di esso ci si ritrova privati di una identità precisa, o meglio di quella possibilità di essere riconosciuti che, in qualche modo, sembra dare l’illusione di ‘esserci’ per davvero. Si tratta in altre parole di una omologazione che obbliga a seguire in tutto e per tutto le direttive della moda dominante: senza essere socialmente riconoscibili, del resto, oggi giorno non si esiste. Ma che tipo di uomo è quello che insegue a tutti i costi ciò che lo fa distinguere dagli altri? È il divo, ovvero l’uomo che si erge a Dio. Quest’ uomo, nel tentativo di essere libero, vuole possedere la realtà in assoluta autonomia; si ritrova invece schiavo delle circostanze, delle cose e, ovviamente, della riuscita. Tagliato il rapporto con la realtà, prigioniero dell’esito, l’uomo rimane in una condizione di passività umana che lo costringe ad esprimersi in un triste e vuoto formalismo .Ma un uomo che conta solo sulle sue forze è destinato, prima o poi, a fallire. L’esito inevitabile di questo processo è lo scetticismo e il cinismo.

Che cosa invece è più forte della riuscita, meno effimero del successo? Afferma don Luigi Giussani: “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”. Il vero protagonista è infatti l’uomo stupito che fa la scoperta commovente -che scaturisce sempre da un preciso incontro con la realtà- di avere un volto unico e irripetibile. Un uomo libero: libero perché, quasi per una sorta di paradosso, è consapevole di essere legato all’origine della vita stessa, a quel disegno misterioso da cui intuisce che ogni cosa dipende. Un uomo religioso: capace di rapportarsi con la realtà tutta e che, ammettendo la categoria della possibilità, è disponibile ad una possibile rivelazione. Un uomo irriducibile: che non può accontentarsi di nessuna riduzione ideologica, né biologica né storicistica. Un uomo che conosce perché ama: abbracciando le persone e le circostanze della vita, quelle felici e quelle dolorose, vuole giudicare tutto nella continua ricerca del significato ultimo per cui la realtà è fatta.

Documenteremo con incontri, dibattiti, testimonianze, mostre e spettacoli, la dimensione di questo tipo di uomo che è l’unica e possibile rivoluzione per il nostro tempo.
www.meetingrimini.org

sabato, luglio 19, 2008

Rdrock Project al Rosa Antico Club

Ecco un video fatto con le foto della serata ed estratti delle canzoni eseguite pubblicte sul forum di Rdrock


Di seguito invece potete leggere l'intervista che è stata fatta agli artisti dell' Rdrock Project che hanno suonato al Rosa Antico...

1) Perché uno dovrebbe ascoltare la tua musica?

Ivo: Me lo chiedo tutte le volte che scrivo una canzone. Forse la domanda giusta sarebbe "perchè DEVO far ascoltare la mia musica?" e in questo caso risponderei che è la forma migliore che ho trovato per raccontare me stesso agli altri, anche se agli altri magari di me interessa poco.

Giovanni: Già perché? Forse quello che si muove dentro di me ha a che fare con quello che si muove dentro ogni uomo, non lo so.

Francesco: Perchè non dovrebbe farlo ?

Walter:
Non c'è una ragione sola al mondo per cui uno DOVREBBE ascoltare la mia musica. Io suono e canto ormai da quasi trent'anni, e credo di averlo fatto quasi sempre in modo serio e preparandomi. Perciò quello che chiedo a chi mi sta di fronte quando suono è la stessa serietà che metto io suonando, sia che si tratti di coinvolgersi ballando, sia che si debba ascoltare. Ma nessuno è costretto a questo, ha sempre la libertà di non ascoltare.

2) Cosa vuol dire per te suonare in acustico?

Ivo: Vuol dire proporre musica in una situazione che aiuta l'ascolto.

Giovanni: Non lo so, è una sfida che ci ha lanciato Ivo, io sono sempre scazzato quando suono da solo perché penso al fatto che ho smesso di studiare approfonditamente la chitarra per prendermi quella cazzo di laurea in fisica. E fare quattro accordi mi risulta leggero solo se sono un po' in aria, grazie al vino, o se sono in compagnia, spesso anche lì in aria, a cantare le belle canzoni di una volta, ma con la mia musica è tutta una partita aperta

Francesco: My soul and my guitar naked on stage.

Walter: E' forse la dimensione che prediligo, perché trovo che si riescano a proporre le canzoni (proprie o cover) senza ulteriori orpelli, in una maniera, almeno per me, vicina a come le canzoni sono nate. Poi mi piace molto anche pensare agli arrangiamenti, strutturare e scrivere parti per altri strumenti, così come mi piace molto, per certe canzoni, il suono elettrico. Ma molti degli artisti a cui sono più legato si sono sempre mossi in territori acustici, e questa deve essere la ragione principale per cui questo mondo mi affascina così.

3) Cosa vuol dire per te suonare all RdRock project?

Ivo: Vuol dire condividere con degli amici musicisti la stessa passione e le stesse esigenze.

Giovanni: Vuol dire condividere con altri amici una passione, it's easy!

Francesco: Amicizia.

Walter: Rimettermi di fronte a quello che ho prodotto, magari senza proporlo così di sovente, e vedere se è valido, se posso cantare e suonare quel materiale in pubblico. Eppoi è un'occasione di confronto con altre persone, con le loro diverse modalità compositive, con i loro mondi di riferimento.

4) Quale tra le tue canzoni non smetteresti mai di suonare e perchè?

Ivo: "Rosa da cercare", perché è una canzone sulla "gratuità" e sulla "ricerca"

Giovanni: Posso dire anche quali non smetterei mai di cantare? si, grazie!
"Little wing", perché mi piace. Poi "stay" degli u2 perché è geniale nella sua carica sentimentale e "amore dammi quel fazzolettino" perché la cantava mia mamma quando ero piccolo e mi ricorda la bellezza di quando ero piccolo e la sera c'era il tizio barbuto che leggeva il meteo.

Francesco: Oddio, dipende dai periodi. Adesso "Le Mani", ma perchè non ho ancora capito
come arrangiarla.....

Walter: Per il mio ipercriticismo nei confronti di me stesso, non sono fra quelli che continuamente suonano e risuonano le proprie canzoni... Fra tutte forse LA MUCCA CAMILLA è quella che propongo e ripropongo senza stancarmi mai. E funziona ancora, dopo 10 anni, con tutti i tipi di pubblico.

5) Beatles o rolling stones?

Ivo: Beatles forever! La genialità dei quattro baronetti è a tutt'oggi insuperata!

Giovanni: WHO!

Francesco: Rolling Beatles. Fikus eh?

Walter: Beatles tutta la vita.

6) Quello che suoni è il genere che vorresti suonare?

Ivo: Non sempre. Suono il genere che, con le mie limitate capacità, mi permette di farmi ascoltare senza far grossi danni.

Giovanni: SI, ECCHECCAZZO!

Francesco: Si. Più o meno.

Walter: Quando mi capita di proporre le mie canzoni, le propongo come le voglio realizzare io. Per il resto suono musica di tutti e due i generi, Country e Western.

7) Tra gli artisti dell'rdrock project con chi ti piacerebbe collaborare?

Ivo: Con tutti! Sono tutti ottimi artisti! E con alcuni ho già collaborato (Walter e Frank)

Giovanni: vorrei cantare le canzoni di Ivo!

Francesco: Tutti ma per motivi diversi.

Walter: Ho già collaborato con Ivano a molti livelli, con Francesco invece non ho mai suonato. Diciamo che anche la maniera di scrivere di Giovanni mi interessa, e avendo il tempo necessario mi piacerebbe mettere le mani su una delle sue canzoni e lavorarla un po'. Is it correct enough?

8) Come inizia il processo di scrittura di una canzone?

Ivo: Inizia con l' "avere qualcosa da dire". Se non ho nulla da raccontare, posso stare mesi senza scrivere una canzone, ma questo per me sarebbe segno che sto vivendo una vita piatta.

Giovanni: il Daimon si sveglia e fa tutto lui. Veramente arriva così, imprevisto.
mi viene in mente Rebora:

"...verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio."

Francesco: Di solito comincia la canzone. Un po' come con le donne..... illuso
chi crede di essere lui a cominciare!

Walter: Nelle maniere più diverse, da una frase, musicale o di testo; da un'idea ritmica; da qualche spunto in seguito a una lettura... Per quanto mi riguarda, in quasi tutte le canzoni che ho scritto è nato prima il testo completo, poi la musica. Per questo mi risulta relativamente più semplice musicare un testo altrui, al limite adattandolo un po'.

9) Chi sono i tuoi riferimenti musicali?

Ivo: Oggi ascolto tantissimi generi diversi, ma guardo molto a Dave Matthews. Tempo fa privilegiavo gli U2 e Vasco Rossi, e molta musica italiana degli anni 70 e 80.

Giovanni: pearl jam. Poi ascolto di tutto, in sto periodo sono in scimmia col fado, e sto consumando il cd live del 1991 "lisboa" dei madredeus. Il 3 luglio vado a vedere teresa salgueiro? Venite?!!

Francesco: Tutto e di più. Praticamente nessuno.

Walter: Pat Metheny, Weather Report, Oregon; Michael Hedges, Ani Di Franco, Dave Matthews; John Martyn fra il '70 e il '73, Nick Drake, Lucio Battisti, Beatles, John Mayer e un milione di altri.

10) Cosa ti ha spinto a scrivere musica e cosa vuoi comunicare?

Ivo: E' stato il mio amico Sandro Talia a spingermi a scrivere canzoni, ma la musica del mio amico Claudio Chieffo ha avuto su di me un fascino tale che devo a lui questa grande necessità che ho di mettere insieme parole e musica. Racconto in musica la mia esperienza di vita, anche se magari la mia vita non è poi così interessante!

Giovanni: Bisogna che chieda a Dio di farmelo capire di più, in questi anni ho giudicato poco,
tutto istinto, ma spero di imparare. Comunque ho un bisogno, di qualcosa, e la musica mi aiuta a tirare fuori questo bisogno, non so, devo farlo però. Devo scrivere.

Francesco: Necessità. Comunicare le pieghe della realtà.

Walter: Mah, in genere si comunica ciò che si vive. Sia scrivendo canzoni che brani strumentali. Non saprei che altro aggiungere.
Si vive nel momento in cui si guarda ciò che accade e si prova a leggerlo, a focalizzarlo, a giudicarlo e a farlo diventare un testo con musica o semplicemente un brano musicale. Si vive anche nel momento in cui si suona, e quello che hai scritto diventa performance, viene eseguito e trasmesso ad altri che ascoltano.
Si cerca di vivere e di trasmettere un’emozione, non nel senso effimero ed epidermico in cui si intende oggi, da Xfactor a venire in giù, ma nel senso vero, che ha la stessa radice di com-mozione, qualcosa dentro di te che si muove, e muove qualcosa di profondo anche nell’altro che ascolta. Questo può avvenire (spero) con una mia canzone, con una cover rock, con un canto alpino o con una ninna nanna siciliana. Basta imparare ad ascoltare senza pregiudizi.

vano Conti (http://www.myspace.com/ivanoconti)
Giovanni De Cillis & Coil Spring (http://www.coilspring.altervista.org/)
Walter Muto (http://www.waltermuto.it/)
Francesco D'Acri (http://www.myspace.com/frankdacri)

lunedì, luglio 14, 2008

Perché la notte è buia? - di Marco Bersanelli

L'abisso nero del cielo, oltre le stelle e le galassie, porta il segno dell'origine. Un astrofisico, Marco Bersanelli, fa il punto sulle ricerche cosmologiche più avanzate. Trattando il suo oggetto con serietà, la scienza si imbatte in un fattore che deve riconoscere come «oltre». Glielo impone la fedeltà al metodo

«Perché la notte è buia?». Pare una di quelle domande di un bimbo di tre o quattro anni, che di fronte a qualunque cosa non sa trattenere quella strana paroletta: «perché?». Eppure, presa sul serio, questa domanda porta a conseguenze notevoli per la comprensione della struttura dell'universo su grande scala e sulla sua evoluzione nel tempo. In altre parole, è una domanda cosmologica. La cosmologia è il ramo dell'astrofisica che ha come oggetto (unico, per definizione) l'intero universo fisico. La cosmologia non ha come scopo lo studio dei pianeti, le nebulose, le stelle o le galassie; bensì l'insieme di tutte queste cose.
Sulla domanda del nostro bambinetto ha riflettuto seriamente Olbers nel 1826. Egli si rese conto che se l'universo fosse infinito e riempito in modo più o meno uniforme di sorgenti luminose (stelle, galassie), allora il fondo del cielo invece che nero ci dovrebbe apparire luminoso, tanto brillante quanto la superficie del sole, e la temperatura ovunque nell'universo sarebbe di migliaia di gradi. Sarebbe un universo davvero poco ospitale. Ma evidentemente, e per fortuna, le cose non stanno così.

Circa un secolo dopo, nel 1929, Hubble fece la scoperta che può essere considerata la base della cosmologia moderna. Hubble osservò con grande cura e tenacia le galassie più distanti osservabili con i telescopi allora disponibili, e di ciascuna misurò la distanza e la velocità. I risultati del suo studio mostravano un fatto sconvolgente: le galassie si allontanano le une dalle altre con una velocità tanto più grande quanto maggiore è la loro distanza reciproca. Per cogliere la situazione possiamo immaginare un palloncino gonfiabile, tutto giallo con dei piccoli pois rossi. Quando il palloncino viene gonfiato, i puntini rossi si allontanano gli uni dagli altri proprio come le galassie nell'universo. È nella natura stessa dello spazio (palloncino giallo) il fatto di non essere una realtà statica, ma in continua espansione. In un certo senso le galassie sono «ferme» nello spazio (come i pois sono fissati sulla plastica gialla), ma lo spazio nel quale si trovano si dilata.
Così Hubble scoprì il primo fondamentale fatto che, sommato a una grande quantità di altre evidenze accumulate dalla ricerca astrofisica negli ultimi 60 anni, ha rivoluzionato la nostra visione cosmologica: l'universo fisico nel suo insieme non è una realtà statica ed immutabile, ma è in moto. Viviamo in un cosmo che muta nel tempo, che ha un passato, un futuro, una storia. Il fatto che il cosmo debba essere guardato come una realtà in movimento rende piena giustizia alla parola «uni-verso»: suggerisce che l'unità del tutto è convogliata in una direzione, verso uno scopo.

La scoperta fondamentale di Hubble è all'origine del modello del Big Bang, proposto per la prima volta da George Gamow nel 1946. Se l'universo si espande significa che nel passato la stessa quantità di energia e materia doveva essere contenuta in un volume più piccolo. Di conseguenza la temperatura e la pressione dovevano essere sempre più grandi via via che ci spingiamo indietro nel passato. Il grande esercizio della cosmologia moderna è dunque quello di studiare la fisica dell'universo andando a ritroso nel tempo cosmico, considerando situazioni sempre più estreme di densità e temperatura.
Ma, se le cose stanno così, a che punto siamo di questa storia cosmica? Dalla osservazione della velocità con cui si espande è possibile calcolare l'età dell'universo: esiste un tempo finito nel passato in cui la distanza tra due punti qualunque dello spazio (due puntini rossi sul palloncino) tende a zero. Questo tempo corrisponde a circa 15 miliardi di anni fa.
Alla fine degli anni Quaranta, a conclusione di un originalissimo studio teorico, Gamow e i suoi due studenti Alpher e Hermann si convinsero che poteva essere rinvenuta una traccia diretta dell'esistenza di una fase iniziale della storia dell'universo caratterizzata da una altissima temperatura. I loro risultati avevano portato a prevedere l'esistenza di un residuo di energia, oggi debolissima ma ancora osservabile, proveniente direttamente dal bollente universo primordiale. Ma ci volle un puro imprevisto perché la verità emergesse.
Non erano i tempi di Internet o di World Wide Web, sicché non molti vennero a sapere dei lavori di Gamow. Di sicuro non ne sapevano niente, quindici anni dopo, Penzias e Wilson del Bell Laboratory, che stavano facendo dei test su una grossa antenna per telecomunicazioni. Nel corso delle loro misure registrarono un modesto «eccesso di segnale». I due scienziati non trascurarono questo fatto apparentemente marginale, ma lo guardarono dritto in faccia. Inizialmente attribuirono il fenomeno a un difetto della loro antenna. Una attenta analisi, tuttavia, mostrò che né gli strumenti né sorgenti astronomiche note potevano spiegare quell'effetto. Penzias menzionò l'episodio a un suo amico dell'università di Princeton, il quale gli suggerì la possibilità che si trattasse di un segnale di origine cosmologica, come Gamow aveva previsto. Fu in questa maniera che Penzias e Wilson si resero conto di aver captato per la prima volta quello che è stato chiamato l'eco del Big Bang, una traccia diretta dell'universo primordiale, e che ha fatto fare un balzo incredibile alla cosmologia negli ultimi trent'anni. Per questa scoperta nel 1978 Penzias e Wilson ricevettero il premio Nobel.
Per capire meglio di che si tratta basta guardare un oggetto qualunque. Per esempio, il vaso di fiori che sta di fronte a me, a tre metri di distanza. Siccome la luce viaggia a 300 mila chilometri al secondo, la luce che parte dal vaso di fiori in un dato istante raggiungerà i miei occhi un centomilionesimo di secondo dopo: un tempo molto piccolo, nessuno se ne accorge, neanche i più pignoli. Se ora alzo lo sguardo e vedo la luna, la luce che vedo è partita effettivamente dalla luna circa un secondo fa. Nel caso del sole il ritardo è di 8 minuti. Noi vediamo le cose come erano nel passato, con un ritardo tanto più pronunciato quanto più distante è l'oggetto: dobbiamo concedere alla luce il tempo di attraversare la distanza che ci separa da esso. Noi oggi vediamo le stelle come erano decine, centinaia, o migliaia di anni fa. Le galassie sono tanto distanti che la luce ha impiegato molti milioni di anni per raggiungerci. Le galassie più distanti ci mandano un segnale che è partito oltre 10 miliardi di anni fa. Se andiamo oltre, il messaggio che riceviamo proviene da un passato così profondo che le stelle e le galassie ancora non avevano avuto il tempo di formarsi ed emettere la loro energia: è questo che spiega perché il cielo è oscuro! Infine, dal fondo «ultimo» del cielo riceviamo una immagine di come l'universo era nella sua prima infanzia, circa 15 miliardi di anni fa. A causa dell'espansione dell'universo, l'energia che oggi riceviamo è molto inferiore a quella emessa in quel lontano passato: essa è equivalente a una temperatura di circa 3 gradi sopra lo zero assoluto. Questo è il segnale che Penzias e Wilson hanno registrato: una sorta di luce fossile (il «Fondo Cosmico») che ha viaggiato per 15 miliardi di anni prima di raggiungerci, e che perciò ci porta un messaggio diretto sulle condizioni fisiche dell'universo primordiale. L'abisso nero del cielo, oltre le stelle e le galassie, porta il segno dell'origine.
A causa della estrema debolezza del segnale cosmico gli esperimenti possono essere fatti solo da regioni isolate - per evitare interferenze - e con una atmosfera particolarmente trasparente (come certe montagne desertiche o il centro dell'Antartide). Le condizioni ideali per queste misure sono però date dallo spazio. Nel 1992 il satellite Cobe ha fatto la prima vera e propria mappa globale dell'universo primordiale, misurando con grande sensibilità il «Fondo Cosmico» in tutte le direzioni.

Dunque la regione più estrema che possiamo direttamente osservare corrisponde a un'epoca in cui l'età dell'universo era circa un ventimillesimo di quella attuale: se paragoniamo l'età dell'universo attuale all'età di un adulto di 50 anni, ciò equivale alle prime 20 ore di vita. Osservazioni dirette di quanto è avvenuto prima non sono possibili, perché in epoche precedenti la temperatura era tanto elevata da sbriciolare gli atomi in protoni ed elettroni. In queste condizioni l'universo è opaco: la luce non può attraversare liberamente lo spazio. È come se ci fosse un velo sui primissimi drammatici avvenimenti. Ma anche dietro il velo, indirettamente, qualche forma si intravvede. Ci sono vari fenomeni fisici accaduti nei primissimi minuti di vita dell'universo che sono noti e descrivibili con ragionevole sicurezza, le cui tracce indirette sono osservabili tutt'oggi. In particolare, dopo circa 3 minuti di espansione, il miscuglio uniforme di particelle e di radiazioni che riempiva l'universo doveva avere una temperatura di circa un miliardo di gradi, e si trovava in condizioni del tutto analoghe a quelle esistenti all'interno di un nucleo stellare: come se l'universo, per un certo breve periodo, si fosse trovato in una fase di «stella totale». In quella fase primordiale le stesse reazioni termonucleari che oggi fanno risplendere il nostro sole devono aver prodotto elio e altri elementi leggeri secondo quantità che possono essere valutate con calcoli accurati. Ebbene, le osservazioni astronomiche confermano la presenza di una componente cosmologica di elementi leggeri secondo le abbondanze previste. Questo fatto è un altro dei pilastri osservativi fondamentali che sostengono l'attuale ricostruzione cosmologica.
Andando a tempi ancora più primordiali (e quindi a energie ancora più elevate) lo studio della cosmologia si connette in modo forte con le conoscenze che derivano dall'infinitamente piccolo: la fisica delle particelle elementari. Infatti, quando i fisici fanno scontrare, ad esempio, fasci di protoni e antiprotoni ad alta energia, in un grande acceleratore di particelle, riproducono in un piccolissimo volume condizioni simili a quelle che dovevano esistere ovunque nell'universo primordiale. Negli anni più recenti si sono formulate ipotesi teoriche che descrivono le primissime frazioni di secondo di vita dell'universo, quando le dimensioni dell'attuale universo osservabile dovevano essere circa quelle di una arancia.

Dunque l'universo ha una storia, e come ogni storia anche quella cosmica sembra avere avuto un punto di partenza. Questo è, in estrema sintesi, l'ipotesi per il futuro. Tuttavia, alla domanda: «Che cosa accadde all'inizio?» la cosmologia non dà risposte. Via via che ci avviciniamo a quel punto limite le variabili fisiche che usiamo per descrivere l'universo assumono valore infinito, e le equazioni su cui ci siamo appoggiati per compiere tutti i passi intermedi che ci hanno fatto giungere fino a questo punto perdono di significato. Lo spazio e il tempo, e con essi l'energia (di cui la materia è una forma) sembrano emergere da un evento alle soglie del quale la scienza ci conduce, ma che la scienza non afferra. È uno di quei punti di frontiera in cui la scienza, trattando il suo oggetto particolare con serietà e secondo il proprio metodo, va a cozzare contro un fattore della realtà che essa stessa, per rimanere coerente, deve riconoscere come «oltre», come «inconcepibile». Questa situazione caratterizza sempre la conoscenza scientifica, ma forse emerge in modo più suggestivo quanto più è «fondamentale» l'oggetto in questione. Del resto ciò non riguarda solo l'origine della realtà fisica nel senso cosmologico (storia e passato), ma anche l'origine della realtà fisica nel presente. Se torno a guardare il vaso di fiori che ho nella mia stanza, sono ancora davanti allo stesso mistero: di che cosa è fatto?

Marco Bersanelli.

sabato, luglio 05, 2008

Omegna - Acroaria - 2008 Coppa del mondo di acrobazia in volo Parapendio e Deltaplano

Siamo giunti all’8a edizione, ed anche quest’anno Omegna sarà la tappa Italiana dell’Acro Word Cup .

Sul lago d’Orta ancora una volta i migliori piloti acrobazia al mondo si contenderanno il trofeo Acroaria sia nella classificaSOLO sia nel SYNCHRO.

Il motto di ACRAORIA è sempre stato “Acrobazia e Fantasia” per questo anche in questa edizioneoltre alla competizione di acrobazia la faranno da padrone altre manifestazioni legate al volo.

Cinque eventi caratterizzeranno ACROARIA 08:

ACROARIA Coppa del Mondo di acrobazia in Volo- Parapendio e Deltaplano
Cosa possiamo dire di una delle manifestazioni più conosciute al mondo di acrobazia?
Presenti tutti i migliori piloti al mondo di ACROBAZIA, gara FAI ct. 2, valevole come punteggio Acro-Word Cup. Gara sia SOLO che Syncro

ACROARIA SHOW
Il volo oltre ogni “limite”, manifestazione di una sola manche dove i piloti sono ”liberi” di esprimersi non ponendo limiti alla propria fantasia…. Si può sconfiggere la forza di gravita? Vedendo le acrobazie di questi piloti sembrerebbedi si!!!

Per i più piccini…..e non…
dopo l’enorme successo della scorsa edizione circa 1.000 aquiloni costruiti ….

2° AQUILONI IN PIAZZA
Il successo della scorsa edizione con il traino di un treno di aquiloni sul lago ci spinge anche quest’anno a riproporre l’evento con un’attenzione sempre più marcata verso i bambini.
Infatti Aquiloni in piazza darà la possibilità a tutti di costruirsi il proprio aquilone, con che cosa? Solo ed esclusivamente con la busta della spesa o il bistrattato sacco dei rifiuti….faremo volare anche loro…

4° FLY FILM FESTIVAL
Ancora la FANTASIA IN GIOCO…. Con la rassegna di filmati del volo e della montagna.
Visione al pubblico nel tendone “cinema” tutte le sere.

PROGRAMMA provvisorio

GIOVEDI’ 14 AGOSTO
Ore 9.00

Apertura tendone ristoro
Ore 15.00 - 19.00
Selezione piloti partecipanti alla gara
1 giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA Manche SOLO
Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 20,00
cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo

VENERDI’ 15 AGOSTO
Ore 9.00

apertura tendone ristoro
Ore 11-19
2° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA I
N VOLO
AQUILONI IN PIAZZA -
Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 20,00
cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo

SABATO 16 AGOSTO
Ore 9.00
apertura tendone ristoro
Ore 11-19
3° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA IN VOLO
Voli con atterraggi sulla zattera
AQUILONI IN PIAZZA
ESIBIZIONE TRENO DI ACQUILONI AL TRAINO
Ore 20,00

cena al tendone ristoro.
Serata con musica dal vivo

DOMENICA 17 AGOSTO
Ore 9.00

apertura tendone ristoro
Ore 11-18
4° giornata COPPA DEL MONDO DI ACROBAZIA IN VOLO – finali
ACRO-SCHOW
AQUILONI IN PIAZZA

ESIBIZIONE TRENO DI ACQUILONI AL TRAINO
Voli con atterraggi sulla zattera
Ore 19.00
premiazione
Ore 20,00
Cena al tendone ristoro
Serata con musica dal vivo

LUNEDI' 18 e MARTEDI 19 AGOSTO
Tutto il Team ACROARIA e parte dei piloti si trasferiranno a Torino sul lago di Aviglina per l'effettuazione dei test-Event dei WAG World Air Game che si terranno a Torino il prossimo anno.
Un altro evento da non perdersi.....

Associazione Sportiva VOGLIA DI VOLO
28887 Omegna (VB) Italy
Via F.lli di Dio n°89
Tel./Fax. +39.323.866120
Cell. 339.8408583

giovedì, luglio 03, 2008

Testo:Tanto attesa (2008)


Testo di Bomber Daniele Bottoni - Musica di Ivano Conti

Non pretendere che io sia diverso
dalla polvere dei libri in cui mi son perso
Il mio mondo vive ancora nonostante la fatica
nel vedere che ogni volta crolla ciò che ho costruito

una radio accesa grida tutto il giorno
tra un pezzo idiota e un quiz che non ricordo
e nel traffico son solo e faccio a pugni con me stesso
per difender quel che sono da ciò che invece vorrei adesso

stringo forte le mie mani
sento il vento fragile sugli occhi
per scoprire che son salvo solo
quando
tu mi tocchi
e la musica comincia a farsi strada nel mio cuore
tanto attesa e inaspettata...
tanto attesa e inaspettata.


frasi pronunciate senza dire una parola
c’è un racconto da me scritto, ma non vola!
i sorrisi dei miei bimbi che mi chiedono una storia
sono io che ora ti guardo; so che adesso so volare

ma non pretendere che io sia diverso
dalla storia che amo e dal mio essere disperso
sento i passi sul sentiero che attraversa il mio dolore
e sono qui, ci passo in mezzo e alla fine c'è il tuo amore

stringo forte le mie mani
sento il vento fragile sugli occhi
per scoprire che son salvo solo
quando
tu mi tocchi
e la musica comincia a farsi strada nel mio cuore
tanto attesa e inaspettata...
tanto attesa e inaspettata.

Questo brano sarà presentato in anteprima al secondo Rdrock Project al Rosa Antico Club a MIlano il 16 Luglio

lunedì, giugno 30, 2008

Cascinazza Amber - La prima birra Monastica Italiana

Riporto con molto piacere questo articolo di Lorenzo Fassoni pubblicato su avenire domenica 22 Gougno

Chissà se un giorno arriverà ad uguagliare la sua ispiratrice, la "consorella" belga, quella
Westvleteren 12 giudicata da esperti del settore «la miglior birra al mondo», prodotta nell’abbazia trappista di Saint Sixtus, nelle Fiandre occidentali. Già, perché dalla Cascinazza, comunità monastica di ispirazione benedettina situata a Buccinasco, a pochi chilometri da Abbiategrasso (Mi) e poco distante dal fiume Ticino, da poche settimane è uscita la prima birra italiana prodotta da religiosi che hanno fatto dell’ora et labora il proprio stile di vita. In questo caso, accanto alla pratica spirituale, vi è il lavoro particolare della produzione di una birra artigianale già in vendita in diverse parti d’Italia. Non che l’accoppiata "monaci-birra" debba essere considerata astrusa: fu proprio all’interno degli ambienti benedettini, a cavallo dell’VIII e IX secolo che, grazie al perfezionamento del metodo di produzione della birra e all’aggiunta del (determinante) ingrediente del luppolo, si arrivò ad una produzione birraia su larga scala. Se la bevanda bionda era, fino ad allora, un prodotto tipico delle genti del Nord, consistente in un misto liquido di cereali fermentati, ma con un lasso di conservazione molto ridotto, fu l’interesse e la perspicacia dei monaci del Medioevo che ne mutò l’essenza. Infatti, la prima attestazione che indica il luppolo come ingrediente per la birra, guarda caso, risale ad un documento del monastero benedettino francese di Saint- Denis nel 768; già nel IX secolo, poi, nella piantina dell’abbazia benedettina di San Gallo, in Svizzera, sono indicate tre stanze adibite alla produzione della birra. E, giusto l’anno scorso, il sito internet specializzato Ratebeer ha indicato nella Westvleteren 12 la birra più buona al mondo. E al Priorato di San Pietro e Paolo, sorto nel 1971 a due passi da Milano con l’intento di vivere il Vangelo in stile benedettino e secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, ecco che si rinverdisce la tradizione di «dare gloria al Signore attraverso un lavoro ben fatto», come ha ricordato l’esperto di gastronomia Paolo Massobrio, il quale ha aiutato i monaci della Cascinazza nei primi passi della loro nuova attività di birrai. Sono questi ultimi a spiegare così le caratteristiche della Cascinazza Amber, la prima birra di produzione monastica nel Belpaese: «La genuinità delle materie prime, attentamente selezionate, l’alta fermentazione, un lungo tempo di maturazione e la rifermentazione in bottiglia conferiscono alla Birra Cascinazza un notevole profilo aromatico. La lavorazione artigianale non seguita da nessun processo di filtrazione, stabilizzazione o pastorizzazione garantisce al consumatore la fruizione di un prodotto "vivo", il cui gusto si evolve e si affina nel tempo». Ogni anno dalla Cascinazza usciranno 35 mila bottiglie che finiranno nei 17 punti vendita sparsi, con notevole celerità, su tutto lo Stivale, da Bergamo a Roma passando per la Liguria e il Piemonte
(l’intero piano degli store monastici è consultabile su www.birracascinazza.it). La scheda tecnica della Amber parla di una birra doppio malto, dal profumo aromatico «molto interessante, fruttato, con delle note aromatiche speziate»; grado alcolico 6,4, bottiglie da 75 cl, da servirsi tra i 10° e i 12° C. Alla rivista Il mondo della birra i religiosi della Cascinazza hanno anche raccontato la genealogia del loro apprendistato di birrai. Quando tre anni fa pensavano a nuove attività lavorative per sostenere la propria comunità, una proposta inaspettata è giunta loro da Ambrogio De Ponti, presidente dell’Associazione lombarda dei produttori ortofrutticoli: «Producete birra!». Interessati dalla cosa, un paio di monaci benedettini milanesi hanno fatto armi e bagagli per soggiornare un po’ di tempo proprio dai "maestri" trappisti di Saint Sixtus, dove si produce la mitica Westvleterene anche in altri monaseri nordici come Achel e Chimay. Dopo un periodo di apprendistato e un certo tempo di pratica "domestica", gli stessi benedettini hanno frequentato un corso all’università di Udine per apprendere i fondamenti della tecnologia birraia. Di qui la costruzione di un impianto "su misura" per lo spazio monastico lombardo. E la birra benedettina ha ora preso il via per l’intero Bel Paese.

Un Paese a Sei Corde - Chitarre sul lago d'Orta

Chitarre sul lago d'Orta
12 concerti in collaborazione con l'Unione dei Comuni del Cusio

Ultimo appuntamento per la prima fase di Un Paese a Sei corde, che ripartirà poi alla fine di agosto con un¹altra serie di concerti di eccellente livello. Ma sabato 5 luglio, presso la Sala Polivalente di Pogno, da non perdere l¹esibizione del Wine&Guitar Clan.
Dario Fornara con Alex di Reto - Giulio Redaelli - Gabriele Posenato - Paolo Adami - ospite Francesco Biraghi
Non solo musica. Un concerto per un'iniziativa benefica, attiva ormai da diversi anni, per sostenere la casa famiglia dei Salesiani di Bacau, in Romania, impegnati nel recupero dei bambini che vivono sulla strada. Vino, ottima musica e solidarietà: da non perdere!
Come racconta sempre Gabriele Posenato nei suoi concerti, tutto è cominciato una sera di novembre del 2002. Paolo Adami, il suo fido violinista, che fa anche l'animatore salesiano, quell'estate era andato a lavorare in una missione a Bacau in Romania, dove un suo amico sacerdote era stato mandato per il recupero dei bambini di strada. Quella sera, finite le prove, raccontò della sua esperienza e chiese cosa si potesse fare per dare una mano. Di fatto è bastato unire il lavoro di Gabriele, il vino, e la sua grande passione, la chitarra, per cercare di raccogliere fondi con dei concerti dove il pubblico, invece di pagare un biglietto, potesse acquistare delle bottiglie di vino offerte da cantine coinvolte nell'iniziativa. Il ricavato, ovviamente, in beneficenza. Coinvolto subito anche Reno Brandoni, "papà" di fingerpicking.net, che ideò il logo e fece stampare delle magliette che sono diventate un oggetto di culto tra i navigatori del sito. E' davvero stupefacente cosa si possa combinare, semplicemente, con una chitarra tra le mani, una buona bottiglia di vino sulla tavola e un po' di voglia di fare.

E inoltre:

VENERDI¹ 4 LUGLIO
Con il patrocinio dell'Assessorato al Turismo della Provincia di Novara, ³Crociera con concerto sul Lago D'Orta² con partenza e ritorno a San Filiberto (Pella) alle 21.30.
Protagonisti due chitarristi "d'assalto" Valter Tessaris e Ray Heffernan
VENERDI¹ 4 E SABATO 5 LUGLIO
Performance dei writer Paik One e Psiko a Pogno, "Il paese dei muri dipinti": realizzazione di un murales su due pareti esterne della Sala Polivalente sul tema della rassegna
DA MARTEDI¹ 1 A DOMENICA 6 LUGLIO
Spazio Ascolto a Orta nel Palazzotto dell'Università della Riviera, in Piazza Motta.
Tutti i giorni dalle 16 alle 20, l'etichetta discografica fingerpicking.net curerà uno spazio di ascolto delle sue produzioni e un mini-palco sul quale si esibiranno alcuni degli artisti dell¹etichetta.

Tutti gli appuntamenti, per tutto il programma della rassegna, sono a ingresso gratuito, grazie al patrocinio e al contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Novara (Assessorato alla Cultura), dell¹Unione dei Comuni del Cusio e delle Fondazioni Comunità del Novarese ONLUS e Banca Popolare di Novara per il Territorio.

Per informazioni: Lidia 328.4732653, Domenico 347.4683319, oppure visitate www.unpaeseaseicorde.it dove troverete il programma completo della manifestazione, le foto e le news degli artisti, i link ai loro siti, le immagini delle scorse edizioni e tanto altro.

giovedì, giugno 26, 2008

Rdrock Project al Rosa Antico

Un evento è qualcosa che rimane impresso negli occhi e nel cuore di chi vi partecipa e di chi vi assiste. Da quasto punto di vista il primo Rdrock Project al Legend 54 è stato proprio questo, un evento di tale impatto che in tutti si è manifestato il desiderio di replicarlo.
E' quindi con grande piacere che vi voglio annunciare questo secondo grande appuntamento con la musica autentica, (quella che non ha bisogno di contratti, di programmi televisivi fatti ad hoc... o di interpreti impeccabili per poter essere espressa).
Il secondo Rdrock Project si terrà il 16 Luglio al Rosa Antico Club di Milano (Viale Pasubio 14) . Vi rimando come sempre al sito dell'evento per ogni informazine in merito www.rdrock.it e al sito del locale www.rosa-antico.it
Inoltre, per dar maggiore voce agli artisti che vi parteciperanno, saranno distribuiti dei volantini dove essi si sono messi personalemnte in gioco rispondendo ad un questionario che contribuirà a mettere in luce le ragioni che li spingono a fare musica.

Ecco l'elenco degli artisti che si esibiranno durante la serata e che, sullo stile della precedente edizione si esibiranno rigorosamente in acustico.

Walter Muto, con un bassista e un percussionista
Francesco D'Acri, one man band
Giovanni De Cillis, con musicisti vari
Ivano Conti, con bassista, chitarrista e percussionista

Detto questo..., non mi resta altro da fare che invitarvi tutti all'evento segnalandovi tra le altre cose che Il Rosa Antico è anche un ottimo ristorante e sarà possibile mangiare prima e durante la serata.

Buon Rdrock a tutti!!!

domenica, giugno 22, 2008

Un Paese a Sei Corde - Chitarre sul lago d'Orta

A Ciao a tutti,
Pubblico questo post per segnalarvi gli altri appuntamenti dell' iniziativa" Chitarre sul lago d'Orta".

Ancora grande musica per Un Paese a Sei Corde, che raddoppia l’appuntamento per il prossimo week-end con due serate e due coppie di artisti di livello assoluto.

Venerdì 27 giugno si esibiranno a Orta, nel giardino del Municipio, Giancarlo Schinina e Joe Valeriano, con apertura della serata di Vladimiro Canato, vincitore lo scorso anno del contest indetto dall’associazione La Finestra sul Lago.

Sabato 28, invece, nel cortile della Casa Medioevale di Pettenasco sarà la volta di Enrico Negro e Claudio Farinone.

Giancarlo Schinina cantante, chitarrista di talento e leader della Level Blues Band, è uno dei pochi bluesman di casa nostra capaci di catturare l’essenza della musica afroamericana senza risultare una sterile copia dei maestri d’oltreoceano. Uno dei più seri e longevi bluesmen italiani

Joe Valeriano Esponente di punta del rock-blues italiano, è considerato uno dei migliori chitarristi blues nostrani. La sua quasi trentennale attività musicale indica senza alcun dubbio la sua grande passione per il rock e blues, ed è supportato dal consenso del pubblico che è presente nei suoi concerti, dalle numerose manifestazioni di stima ed affetto nei suoi confronti.

Enrico Negro nel 1997 entra a far parte del gruppo Tendachent (erede della storica Ciapa Rusa), con cui svolge un'intensa attività concertistica in tutta Europa e pubblica un Cd dal titolo "Ori Pari" (ed. Folkclub-Ethnosuoni 2000), nello stesso anno è chiamato nelle fila dell'ensemble "Le Vijà" (Le Veglie), gruppo la cui creazione è stata espressamente commissionata dalla Regione Piemonte con il preciso intento di rappresentare la cultura piemontese nel mondo. Dal 1998 ricopre il ruolo di chitarrista nello spettacolo, sul tema della Via Francigena, "Il Viaggio di Sigerico"; in cui la Banda Osiris, che firma la regia dello spettacolo, guida un manipolo di musicisti italiani, francesi, inglesi e spagnoli riuniti a formare la prima Orchestra Europea di Musica Tradizionale. Nel 1999 prende parte al progetto transfrontaliero "Dona Bela" con il cantante provenzale Renat Sette ed il ghirondista Maurizio Martinotti. Nel 2000 lavora alla realizzazione dello spettacolo "Canti dalle Terre del Riso", prodotto dal Comune di Vercelli e dall'Ass. Culturale Ethnosuoni. Ha pubblicato nel 2005 “Rosso Rubino”, il suo primo disco come solista di chitarra acustica, accolto con favore da critica e pubblico.

Claudio Farinone è diplomato in chitarra al Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna sotto la guida di Maurizio Colonna, tra le maggiori figure del concertismo classico internazionale. Fa parte del Quartetto di chitarre Torres, formazione cameristica che si occupa della divulgazione della musica per quartetto di chitarre attraverso brani originali e personali trascrizioni. Nel 2007 ha preso parte ad un progetto basato sull’interazione tra poesia e musica con l’attore David Riondino e il violoncellista Paolo Damiani su testi del poeta italiano Ernesto Ragazzoni. Oltre ad una ventennale esperienza didattica come docente di chitarra e musica da camera, è fondatore e direttore artistico dell’etichetta discografica KLE con la quale ha pubblicato i suoi lavori. E’ conduttore radiofonico alla Rete 2, canale culturale della Radio Svizzera Italiana.

Le serate, come tutte le altre in programma nella rassegna, sono a ingresso gratuito, grazie al patrocinio e al contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Novara, dell’Unione dei Comuni del Cusio e delle Fondazioni Comunità del Novarese ONLUS e della Banca Popolare di Novara per il Territorio.

Per informazioni ulteriori informazioni: Lidia 328.4732653, Domenico 347.4683319, oppure visitate su internet il sito www.unpaeseaseicorde.it, dove troverete il programma completo della manifestazione, le foto e le news degli artisti, i link ai loro siti e le foto dei concerti delle scorse edizioni e tanto altro.


mercoledì, giugno 04, 2008

Un Paese a Sei Corde - Concerto di Riccardo Zappa

Ciao a tutti, Nonostante il tempo continui ad essere inclemente, il lago d'Orta ha aperto in grande stile la sua estate all'insegna della musica. Tante sono le iniziative che stanno partendo in questo periodo.
Una tra queste che merita sicuramente una grande diffusuine è quella organizzata dall'associazione Culturale "La Finestra Sul Lago". La rassegna, dal titolo "Un paese a sei Corde", giunta ormai alla terza edizione, propone un interessante percorso musicale e artistico, tutto incentrato sull'espressività della musica per chitarra acustica. La rassegna vede tra i suoi ospiti numerosi chitarristi fingerstyle e flatpicking in grado di interpretare e rielaborare in maniera originale brani famosi tradizionali e moderni dando vita ad una produzione originale ed eterogenea.
Di Grande rilievo in questo contesto è il concerto del noto chitarrista Riccardo Zappa (uno tra i migliori chitarristi acustici Italiani) che si svolgerà sabato 7 Giugno nella Chiesa Parrocchiale di Alzo di Pella.
Per maggiori informazioni sia sul concerto che su tutta la manifestazione vi rimando al sito dell'evento www.unpaeseaseicorde.it
e al sito dell'associazione che gli ha dato vita www.lafinestrasullago.com
Buon Ascolto a Tutti !

domenica, maggio 11, 2008

Testi: Tramonto militare (1995)

Questo è un altro dei miei testi nato durante il servizio militare.
In particolare durante un campo in Sardegna a "Perdasdefogu"
dove simulavamo una situazione di guerra.

... Ecco "Tramonto Militare"




(Musica di Ivano Conti - Testo di Daniele Bottoni)

C'è un bagliore di poesia
che si perde e a tratti affiora
tra il verde cupo dei nostri abiti
e il suono cieco delle granate
C'è poco tempo per ricordare
forse è poco anche per pensare.
Ma in questo istante cerco i tuoi occhi
mi suggerisce il sole, che li rispecchia il mare.

E quel tramonto in cui mi trovo a camminare
Poi commosso a domandare di poterti amare
Incrocio il tuo sguardo tra le nuvole ed il mare
Mi brucia il pensiero di volerti rivedere


Restiamo immobili ad aspettare
un grido o un solo gesto per uscire
e il rosso canto di questa sera
fa più reale il nostro strano gioco
Ed è un momento di temporale
nel mio cuore, fuori, invece, c'è il sole.
Il mio paese è molto lontano,
la terra ha uno strano sguardo mentre cambia colore.

E quel tramonto ...

Non son sicuro di come sto
Certo stanco, oppure lieto,
non son sicuro di come sto.
Aspettami,
la fatica non la sento più
Fermati,
e col fucile in spalla
inciampando nella notte,
correrò da te.


In quel tramonto io mi trovo a camminare ...

Tramonto Militare è ascoltabile dal sito RdRock.it
cliccando sulla voce Rdrock Player




sabato, maggio 03, 2008

Rdrock Project: Tutto in una serata... Acustica

Ciao a tutti,
L'Rdrock Project che si è tenuto il 21 Aprile 2008 (vedi il precedente post) presso il locale Legend54 a Milano è stato un successo!!

Eccovi un personalissimo commento alla serata direttamente dalla "voce" di Ivano Conti (www.rdrock.it) ideaore ed organizzatore dell' evento.

"E il gran giorno è arrivato!
Da quanto tempo lo stavo preparando e quanto ci ho messo per farlo!
Anche se operativamente mi sono mosso solo a fine febbraio, saranno stati almeno 5 anni che avevo in mente l’Rdrock Project. Non sapevo bene in che forma, e con che risultato. Sapevo soltanto che volevo stare su un palco con degli amici che come me avevano l’esigenza di fare sentire la musica scritta da loro. E volevo degli amici che vivevano la musica per essere sé stessi. Il pubblico, poco o tanto che fosse stato, avrebbe capito e apprezzato questo aspetto. Ne ero certo! Col passare del tempo mi è stato chiaro che la modalità con cui i musicisti avrebbero dovuto esibirsi sarebbe stata in chiave acustica. Avevo in mente la chitarra acustica, perché immaginavo me stesso nell’istante in cui finisco di scrivere una canzone e la suono e la canto forse nella situazione più intima e più vera; volevo una cosa simile sul palco, perché ero curioso di vedere il confronto tra il rapporto con la propria musica e il gusto e l'attenzione dell’ascoltatore.
Ma il gran giorno è finalmente arrivato!
Nelle settimane precedenti, quanto sbattimento per dare le indicazioni ai musicisti, per stampare le locandine, darle agli amici, sentire il gestore del locale, preparare le schede per il fonico, pensare a un regalo per chi suonava, capire come registrare tutto, verificare se fare riprese video, scrivere cosa dire per presentare il Project, scrivere un comunicato stampa, mandare mail, pensare a qualcuno che faccia le foto… e in tutto questo trovare anche del tempo per pensare e provare la musica che avrei proposto io!
Ecco.
Il giorno è arrivato.
Piove che Dio la manda.
Una di quelle belle giornate in cui si preferisce stare a casa sul divano a guardare la TV, che uscire, bagnarsi, salire in macchina, restare imbottigliato nel traffico, impazzire per un parcheggio, spendere dei soldi per una tessera di un club, e alla fine restare in piedi tutto il tempo per sentire suonare un amico. Non è il giorno ideale.
Entro al Legend 54.
Decio è già lì da un po’. Da qualche minuto è arrivato anche Marco. Ci diamo una mano a scaricare gli strumenti. Vedo Stefano, il fonico, lo saluto e gli spiego come sarà la serata. Poi vedo Federico, il gestore del locale insieme a Beppe, e racconto anche a lui come sarà il tutto. Ho dato appuntamento ai musicisti alle 18 per le prove dei suoni…. Ma colpa la pioggia, forse altro, arrivano tutti a orari diversi… e prima delle 19 non si riesce a provare. Dopo poco arrivano Giancarlo e Aldo… poi Arriva Mattia e insieme a lui arriva anche Walter! Che bello vedere i propri amici che ti portano il loro sorriso entusiasta nonostante la pioggia! Arriva anche Frank. Vorrei che l’Ale fosse già al locale, ma non sa come venire prima. Michele e i Facial, arriveranno oltre le 20.00 e non riusciranno a provare. Dovranno tenere i suoni di Gianka e dei suoi Falling. Il suono in generale non è dei migliori. Stefano è troppo abituato ai volumi alti dei rockettari, per cui spinge troppo con il suo PA. Cerco di fargli capire che per l’idea della serata, dovrebbe stare al minimo… forse sarebbe quasi meglio non ci fosse alcuna amplificazione.
Alle 20.15 la prima domanda che mi mette agitazione “verrà qualcuno”? Chiamo l’Ale per dirle che non riesco a tornare a casa a prenderla e dovrà venire con la macchina dei suoi.
Inizio a sudare freddo. I tempi mi stanno fuggendo di mano.
Finiamo la prova suoni coi Falling che saranno i primi a salire sul palco. Non ho fatto in tempo a verificare se mi arrivano tutti i segnali alla scheda audio per registrare la serata. Pazienza! Lo dovrò fare durante il primo brano.
Inizia ad arrivare gente. Arrivano anche Alessandra, e Gaia, agitatissima. Forse più di me. Meno male. Quanto ho bisogno della loro presenza!
L’inizio è previsto per le 21.00, ma sono già in accordo con Gianka che ritarderemo di una decina di minuti.
Consegno a Stefano l’ultimo cd di Nick Cave da tenere in sottofondo mentre arriva gente. E la gente, gli amici, continuano ad arrivare! Nel giro di mezz’ora il locale è pieno. Questa è una buona cosa, che dovrebbe tranquillizzarmi, mentre invece mi agita ancor di più, perché ora l’esito della serata dipende solo da chi salirà a suonare sul palco del Legend.
Ah! Ho dimenticato le telecamere per le riprese! Mannaggia a me… dovevo metterne giù tre! Azz... Non faccio in tempo. Ne monto una nella zona mixer, che terrò solo a testimonianza dell’evento! Niente videoclip!
Mi agito ancor di più quando capisco che è il momento di salire sul palco e leggere l’introduzione alla serata. Che roba pomposa ho scritto, penso. E pallosa. Ma non ho la testa per andare a braccio, e qualcosa devo pur dire. Mi faccio coraggio. Dico a Giancarlo di prepararsi che si comincia. Salgo sul palco, mi presento e leggo. In fretta. Non si capirà nulla di quello che leggo. Finisco, presento Giancarlo e i suoi Fujiko e scendo dal palco.
L’agitazione non diminuisce. Cresce. Perché ora la macchina è avviata.
Tutto è in mano a chi suona e alla risposta del pubblico.
E finalmente capisco che ho puntato su dei cavalli vincenti!
Tutti gli artisti, nel bene e nel male, suonando bene o suonando male, mettono davanti a tutto la loro musica, se stessi in tutta la loro umanità! E questo il pubblico lo capisce e lo apprezza! Tutto il pubblico presente al Legend resta seduto e attento a quanto succede sul palco, e non si perde una sola nota, perché capisce che chi è sul palco sta raccontando se stesso e ci mette la sua vita, e la sua vita è ricca!
Questo è l’rdrock project. Niente fronzoli, niente mezze misure, nessun parolone, nessun grande impatto visivo o musicale, ma solo delle persone che raccontano in musica la loro vita, una vita dove Qualcosa di interessante è accaduto e che non si può fare a meno di raccontarlo agli altri!
Io salgo sul palco tra un artista e l’altro a presentare, e guardando tutti quei volti attenti e tesi a quello che succede vorrei solo dire “Grazie!” e vorrei poter dire a tutti che anche se l’rdrock project è nato da una mia idea, non ho meriti nella grandezza di quello che accade.
“Ci sono amici che non ti abbandonano… che sanno cosa cerchi, dove trovarlo e per questo ti vogliono con loro!". Ho cantato queste parole, e queste parole sono tutto quello che è stato evidente al Legend 54, anche da chi era lì per caso o era ignaro di quello che poteva accadere.
Intorno alle 24 Decio canta le ultime note. Il pubblico è ancora tutto in sala, e vedo ovunque volti contenti e sorridenti e io non posso che dire grazie a Giancarlo, a Michele, a Francesco, a Walter, a Giovanni e a tutti i musicisti che hanno suonato".


Ivo

mercoledì, aprile 30, 2008

Grande Blues ad Omegna con la Treves Blues Band

Ciao a tutti,
Eccovi un bellissimo commento di Fabio Treves Leader della Treves Blues Band che è intervenuto direttamente sul Blog a commentare l'imminente concerto del 12 Giugno a Omegna
"Eccomi qua carissimi amici della buona musica..Anche per quest'anno tanti concerti per farci incontrare il grande pubblico del BLUES..Il 2008 poi si sta confermando anno di grandi eventi..
Il 23 maggio uscirà in tutta Italia il nostro doppio LIVE, il secondo nella storia della band, con i brani che hanno fatto un pò la storia del gruppo..Non voglio svelare niente, per non togliere il gusto della sorpresa, ma credetemi, siamo tutti emozionati, è un bel lavoro davvero e poi, lo sanno tutti, la TREVES BLUES BAND è una realtà musicale che rende molto, ma molto di più dal vivo...perchè amiamo suonare davvero, amiamo sudare sul palco per dare tutto il meglio alla nostra gente, come ci hanno insegnato i grandi padri del BLUES!
Il pubblico è la nostra forza, e nonostante gli anni, le fatiche, le mode che cambiano e i media che danno poco spazio al BLUES, noi siamo sempre più innamorati di quesa musica, e come noi migliaia di giovani che proprio non ne possono più di musica omologata, fatta per omologare e rimbambire..
e il BLUES è la nostra risposta contro il logorio della vita moderna, contro la filosofia dello sballo del sabato sera, contro la TV spazzatura, contro la musica usa e getta...Noi siamo naturali, ruspanti e semplici...allora siamo dei polli?Scherzi a parte vi invito tutti al concerto di Omegna, lì potrete conoscere, se non lo avete mai fatto, la musica della TBB, lì potremo riabbracciarci, sulle note della musica più bella del mondo....
E speriamo di avere già qualche copia del Cd LIVE 2008....
Avanti grande popolo del BLUES!
Blues alle masse, e perchè no,anche alle massaie!
Vi voglio bene

Fabio Treves

La Treves Blues Band sarà al Forum di Omegna il 12 Giugno
Per maggiori Info e per conoscere le altre date dei concerti vi rimando al sito della TBB http://www.trevesbluesband.com/


sabato, aprile 26, 2008

Testi: Notte sul mare (1994 )

...A volte capita di scrivere qualcosa... appunti su un foglietto che rimangono impressi nella memoria. Poi l'amicizia con alcuni musicisti che ti prendono sul serio... e quelle parole prendono vita... diventano canzoni. (Un grazie a Ivano Conti, l'ideatore dell' RDROCK PROJECT !! che ne ha scritto la musica)
Ero a militare... durante la traversata da Civitavecchia a Golfo Aranci (Sardegna) dove ci recavamo per un esercitazione... era notte... e il silenzio era rotto dal rumore della nave che solcava le onde....

... Notte sul Mare è nata così

(musica di Ivano Conti - testo di Daniele Bottoni)

Forse sai, è la prima volta che
guardo lontano e mi sento solo.
Sarà la luna, o le stelle,
oppure questo mare di notte ... che non conosco.

Sono lontano e questo lo so,
sono in viaggio e non vi posso vedere,
e poi oggi è sabato
e non vi posso chiamare.

Ma c'è questa luna,
il vento e il rumore
della nave che solca
e scomoda il mare.
Strada infinita,
infinito l'orizzonte,
le onde di un regno
che non posso abbracciare.


Il cielo nero sta cambiando intorno a me
la luce ora filtra e plasma i colori.
E le ultime stelle stanno ancora
a salutare ... prima di perdersi.

Sono lontano e poi non è facile,
gridano un mondo fatto di favole,
condito di gloria e discorsi inutili
che inchiodano l'aria.

Ma vedo una casa
e sento il suo cuore
non posso esser triste
tra poco esce il sole.
Strada infinita,
infinito l'orizzonte,
non vivo in un sogno,
lo posso raccontare.


Girerò gli occhi e svanirà.
E' un quadro di mare che scorderò.
Ma la natura prepara già
nuovi colori e paesaggi per stupirmi ancora.

Note: Nel settembre 1995 questa canzone fu presentata al concorso "L'accademia della canzone - Una voce per Sanremo", e l'arrangiamento fu realizzato da Simone Attanà e Ivano Conti.
La si può ascoltare Quì sul sito Rdrock.it