December 17, 2016 at 10:12AM http://buff.ly/2gTk4pfI primi 21 giorni di un'ape (in un video di un minuto) Un fotografo americano ha immortalato, in 60 secondi, la nascita di un’ape e i suoi primi 21 giorni di vita. Un modo per mostrarne fragilità e bellezza Un fotografo americano ha immortalato, in 60 secondi, la nascita di un'ape e i suoi primi 21 giorni di vita. Un modo per mostrarne fragilità e bellezza. http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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sabato, dicembre 17, 2016
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L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Informatica di Base - Breve guida introduttiva Ecco una breve guida introduttiva all'informatica di base, In particolare sono trattati, seppur brevemente e in modo semplice, i seguenti argomenti: - Introduzione all'ICT, - Concetto di Hardware - Concetto di Software Buona lettura! Informatica corso base hw e sw from Daniele Bottoni Com... December 17, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCv
December 17, 2016 at 10:02AM L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Informatica di Base - Breve guida introduttiva Ecco una breve guida introduttiva all'informatica di base, In particolare sono trattati, seppur brevemente e in modo semplice, i seguenti argomenti: - Introduzione all'ICT, - Concetto di Hardware - Concetto di Software Buona lettura! Informatica corso base hw e sw from Daniele Bottoni Com... December 17, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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venerdì, dicembre 16, 2016
http://buff.ly/2hDSWHiLe intelligenze artificiali sognano (e imparano di più) Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica per le Intelligenze Artificiali. Il nuovo sistema permette loro di ricordare e di apprendere di più Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica per le Intelligenze Artificiali. http://ift.tt/2gdJsCv
December 16, 2016 at 04:12PM http://buff.ly/2hDSWHiLe intelligenze artificiali sognano (e imparano di più) Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica per le Intelligenze Artificiali. Il nuovo sistema permette loro di ricordare e di apprendere di più Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica per le Intelligenze Artificiali. http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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http://buff.ly/2gQKsjlCon PowerMe gli smartphone si ricaricano a vicenda Una startup milanese ha ideato un dispositivo che permette di condividere energia tra dispositivi mobile dotati di porta microUSB. Grande successo su Indiegogo, in arrivo un’app per localizzare altri utenti nelle vicinanze con cui “ricaricarsi” Una startup milanese ha ideato PowerMe, un dispositivo che permette di condividere energia tra dispositivi mobile dotati di porta microUSB. http://ift.tt/2gdJsCv
December 16, 2016 at 03:04PM http://buff.ly/2gQKsjlCon PowerMe gli smartphone si ricaricano a vicenda Una startup milanese ha ideato un dispositivo che permette di condividere energia tra dispositivi mobile dotati di porta microUSB. Grande successo su Indiegogo, in arrivo un’app per localizzare altri utenti nelle vicinanze con cui “ricaricarsi” Una startup milanese ha ideato PowerMe, un dispositivo che permette di condividere energia tra dispositivi mobile dotati di porta microUSB. http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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http://buff.ly/2gRKvdfL'innovazione artistica nascerà nel cuore di New York. The Shed Nella primavera nel 2019 la Grande Mela avrà una struttura di 200mila metri quadri per ospitare performance di diversa natura, dalle arti visive alla musica, all’insegna della sperimentazione. La struttura dal design avveniristico sorgerà tra la decima e l’unidicesima strada a Manhattan. The Shed è una struttura che aprirà nel 2019 e che ospiterà un centro di innovazione artistica nel cuore della città di New York http://ift.tt/2gdJsCv
December 16, 2016 at 10:12AM http://buff.ly/2gRKvdfL'innovazione artistica nascerà nel cuore di New York. The Shed Nella primavera nel 2019 la Grande Mela avrà una struttura di 200mila metri quadri per ospitare performance di diversa natura, dalle arti visive alla musica, all’insegna della sperimentazione. La struttura dal design avveniristico sorgerà tra la decima e l’unidicesima strada a Manhattan. The Shed è una struttura che aprirà nel 2019 e che ospiterà un centro di innovazione artistica nel cuore della città di New York http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Il messaggio (racconto di Daniele Bottoni) Ecco qui uno dei miei racconti.Una storia immaginaria, in un periodo indefinito della storia, con accanto un amico,Il racconto è dedicato ad Antonio Lodi (16/12/1960 - 18/01/2004) December 16, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCv
December 16, 2016 at 10:02AM L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Il messaggio (racconto di Daniele Bottoni) Ecco qui uno dei miei racconti.Una storia immaginaria, in un periodo indefinito della storia, con accanto un amico,Il racconto è dedicato ad Antonio Lodi (16/12/1960 - 18/01/2004) December 16, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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giovedì, dicembre 15, 2016
L'app per creare foreste (virtuali) e combattere la dipendenza da smartphone. Forest Forest dà la possibilità di costruire una foresta virtuale i cui alberi cresceranno solamente se l’utente metterà da parte il proprio smartphone. Trenta minuti di lontananza forzata per dedicarsi a progetti reali e combattere le fonti di distrazione Forest dà la possibilità di costruire una foresta virtuale i cui alberi cresceranno solamente se l'utente metterà da parte il proprio smartphone. http://ift.tt/2gdJsCv
December 15, 2016 at 12:12PM L'app per creare foreste (virtuali) e combattere la dipendenza da smartphone. Forest Forest dà la possibilità di costruire una foresta virtuale i cui alberi cresceranno solamente se l’utente metterà da parte il proprio smartphone. Trenta minuti di lontananza forzata per dedicarsi a progetti reali e combattere le fonti di distrazione Forest dà la possibilità di costruire una foresta virtuale i cui alberi cresceranno solamente se l'utente metterà da parte il proprio smartphone. http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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L'app di Google per la tua sicurezza (e quella dei tuoi cari). Contatti Fidati Contatti Fidati è un’app che permette ad una cerchia ristretta di persone di sapere dove ci troviamo. Ma possiamo chiedere anche di essere virtualmente accompagnati durante percorsi pericolosi. Magari di notte e in zone poco sicure Contatti Fidati è un'app che permette ad una cerchia ristretta di persone di sapere dove ci troviamo. Ma anche di essere virtualmente accompagnati. http://ift.tt/2gdJsCv
December 15, 2016 at 10:12AM L'app di Google per la tua sicurezza (e quella dei tuoi cari). Contatti Fidati Contatti Fidati è un’app che permette ad una cerchia ristretta di persone di sapere dove ci troviamo. Ma possiamo chiedere anche di essere virtualmente accompagnati durante percorsi pericolosi. Magari di notte e in zone poco sicure Contatti Fidati è un'app che permette ad una cerchia ristretta di persone di sapere dove ci troviamo. Ma anche di essere virtualmente accompagnati. http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Una sfida da BiosBook Oggi la parola Social network è diventata estremamente popolare, la si sente citare con la stessa facilità con cui, noi italiani ci prendiamo un caffè.Molti di noi vivono ormai vite multi account, divisi tra Facebook, Twitter, Google +... e chi più ne ha .... , e spess... December 15, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCv
December 15, 2016 at 10:04AM L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Una sfida da BiosBook Oggi la parola Social network è diventata estremamente popolare, la si sente citare con la stessa facilità con cui, noi italiani ci prendiamo un caffè.Molti di noi vivono ormai vite multi account, divisi tra Facebook, Twitter, Google +... e chi più ne ha .... , e spess... December 15, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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mercoledì, dicembre 14, 2016
L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Hai visto quante storie ci sono su Biosbook ? Hai visto quante storie ci sono su Biosbook ? Viaggi, memorie, luoghi e tradizioni, compleanni....Le pagine di Biosbook sono sempre di più delle meravigliose biografie che custodiscono esperienze preziose da ricordare e da consultare. Tra i 7 macroargomenti di Biosbook ( Arte e Scienze/Avv... December 14, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCv
December 14, 2016 at 10:04AM L'uomo e il computer, una storia dentro la storia Hai visto quante storie ci sono su Biosbook ? Hai visto quante storie ci sono su Biosbook ? Viaggi, memorie, luoghi e tradizioni, compleanni....Le pagine di Biosbook sono sempre di più delle meravigliose biografie che custodiscono esperienze preziose da ricordare e da consultare. Tra i 7 macroargomenti di Biosbook ( Arte e Scienze/Avv... December 14, 2016 at 10:01AM http://ift.tt/2gdJsCvIFTTTfrom Facebook
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martedì, dicembre 13, 2016
Daniele Bottoni BomberCurrent, il progetto che illuminerà 17 ponti di Londra Il progetto Current ha vinto una competizione internazionale per illuminare i ponti di Londra e ridare vita al centro della città. Un modo per stupire i turisti e far sentire i cittadini più protetti.
Current, il progetto che illuminerà 17 ponti di Londra Il progetto Current ha vinto una competizione internazionale per illuminare i ponti di Londra e ridare vita al centro della città. Un modo per stupire i turisti e far sentire i cittadini più protetti.
by Daniele Bottoni Bomber
December 13, 2016 at 12:26PM
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lunedì, dicembre 12, 2016
La gestione dei rifiuti? Basterebbe un’app per un controllo automatico (con sanzioni) del servizio
L'esempio di Birmingham come modello per aumentare l'efficienza: ispettori, palmare e un meccanismo "automatico" che prevede tempi e multe all'azienda
Articolo di LARA MARTINO - Che Futuro!
Il “complotto dei frigoriferi” è stato l’ultimo caso in ordine di tempo ad aver attirato l’attenzione sulla questione dei rifiuti a Roma. La sindaca Virginia Raggi in un’intervista a Repubblica ha parlato di «una strana concentrazione di frigoriferi per le strade della capitale». Ma al di là dei risvolti più o meno fantasiosi di questa vicenda, il problema della gestione del ciclo dei rifiuti a Roma esiste. Qualche metodo per far funzionare meglio il sistema, però, ci sarebbe. All’estero, come in Italia. E secondo alcuni la chiave sta nell’esercitare un controllo di qualità sul servizio. A esserne convinto è l’ingegner Antonio Canale che dal 2000 lavora nel settore ambientale e che di Ama è stato anche consulente.
LA GESTIONE DEI RIFIUTI ALL’ESTERO
Quando nel 2000 il dottor Canale comincia ad occuparsi di ambiente, propone all’Ama di Roma di partecipare a una gara internazionale per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti di una delle quattro aree in cui è divisa la capitale egiziana, Il Cairo. Dalla raccolta allo spazzamento, al riciclo, al trattamento, al conferimento in discarica. La gara viene vinta e così lui diventa direttore generale dell’Ama Arab Environment company che ancora oggi serve la metà della popolazione del Cairo, anche se la holding è passata nel 2007 a un altro gruppo privato italiano. Dal 2008 al 2011 Antonio Canale si occupa di un contratto Ama International in Bahrein. Poi chiude la sua esperienza con la società e si dedica all’attività di consulenza per conto di altre aziende ad Abu Dhabi e in Arabia Saudita. La sua esperienza all’estero, dentro e fuori Ama, lo porta, però, ad avere ben chiaro ciò che manca all’azienda dei rifiuti romani: «In Ama ci sono grandissime professionalità e competenze. Quello che manca è un sistema efficiente che vigili su chi fa fisicamente la raccolta, riportando al Comune anomalie e permettendo eventuali provvedimenti».
IL MODELLO BIRMINGHAM
Il sistema di cui parla l’ingegner Canale è attivo già in diverse città del mondo. Ma l’esempio più lampante è Birmingham: «Ogni mattina nella città inglese il Comune ha degli ispettori analoghi agli ausiliari del traffico. Sono dotati di un computer grazie al quale segnalano all’azienda i punti della città in cui ci sono delle criticità.
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domenica, dicembre 11, 2016
Gli hacker russi hanno fatto vincere Trump: un’altra fake news?
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Difficile dire cosa sia accaduto con esattezza nelle presidenziali USA, ma una cosa è certa, il voto elettronico può essere manipolato
Barack Obama ha chiesto un rapporto dettagliato e preciso sul ruolo della Russia nello svolgimento delle presidenziali americane. Il capo della Cia, il democratico Mike Brennan, ha sostenuto che hacker russi hanno aiutato Trump a vincere le elezioni. I media di mezzo mondo hanno rilanciato la notizia dando l’impressione di credere a questa eventualità: sarebbe stata la delegittimazione di Hillary Clinton prodotta in rete dalla propaganda russa insieme alla diffusione delle email del comitato democratico in una curiosa joint-venture hacker russi più Wikileaks, a minare la fiducia nel candidato democratico e a farla perdere contro il magnate repubblicano.
LE DOMANDE CHE DOVREMMO FARCI SUL RUOLO DEI RUSSI NELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI
Ci sono tuttavia diversi aspetti della vicenda che ci permettono di essere dubbiosi di questa ricostruzione post-hoc.
- Prima di tutto è curioso che la tesi dell’importanza della propaganda russa anti Clinton non tenga conto del suo contrario: e cioè che le notizie favorevoli a Hillary Clinton prodotte in rete e il sostegno ottenuto da giornali e televisioni controbilanciavano e talvolta superavano per numero e qualità le fake news e la cattiva propaganda contro di lei.
- Secondo: mentre si dà per scontato l’aiuto di hacker russi a Trump, amico di Putin, attribuendogli la sottrazione delle email sia personali della Clinton che dello staff democratico e del suo campaign manager, non si forniscono prove solide che si tratti veramente di hacker russi organizzati ma si fa sempre riferimento a fonti interne all’amministrazione Usa.
- Terzo: mentre si attribuisce alla fellonia di Assange la pubblicazione di quelle email con segreti e opinioni imbarazzanti, arruolando Assange e Wikileaks tra i nemici dell’America, viene oggi pesantemente trascurato il ruolo di James Comey, repubblicano capo dell’FBI, agenzia federale con compiti di controspionaggio e antiterrorismo, che una settimana prima del voto ha aperto una nuova indagine sulla Clinton producendo scalpore e indignazione tra gli elettori americani.
- Quarto,....
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Coderdojo Roma, coding di Natale. A Napoli la due giorni di SMAU

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sabato, dicembre 10, 2016
Quel treno per il Nobel che portò Fermi a Stoccolma (e lontano dall’Italia)

Lo scienziato ritirò il premio in frac senza fare il saluto romano: uno scandalo.
Continuò a lavorare da protagonista negli Stati Uniti
Era probabilmente il treno notturno 44, che come ogni sera partiva da Roma alle 21:40 diretto a Nord. Ma quello del 6 dicembre fu un treno molto particolare: quella sera, come scrive Edoardo Amaldi, fisico italiano vissuto tra il 1908 e il 1989 e all’epoca giovane collega di Enrico Fermi in via Pansiperna,
si chiudeva definitivamente un periodo, brevissimo, della storia della cultura in Italia che avrebbe potuto estendersi e svilupparsi forse avere una influenza più ampia sull’ambiente universitario e, con il passare degli anni, magari anche sull’intero paese. Il nostro piccolo mondo era stato sconvolto, anzi quasi certamente distrutto, da forze e circostanze completamente estranee al nostro campo d’azione.
Proprio perché oggi le cronache parlano di chi a ritirare il Nobel non ci va, tornare a quella sera di dicembre ci ricorda quanto la consegna di quel riconoscimento sia non solo il coronamento di una carriera artistica o scientifica, ma sia stata talvolta anche momento drammatico e snodo cruciale nella vita dei premiati. Su queste pagine ce lo ha recentemente raccontato Gabriella Greison, ricordando Marie Curie che per ritirare il Nobel sfidò lo scandalo a testa alta. Il viaggio verso Stoccolma del fisico Enrico Fermi è un altro esempio che vale la pena raccontare.
Leggi l'articolo completo su Che Futuro !
mercoledì, dicembre 07, 2016
La storia di un popolo raccontata nei canti
Era il 1872 quando nasceva il corpo degli Alpini, che ben presto dava vita a una enorme tradizione canora. «In quei testi c’è tutta la nostra origine. Da queste storie c’è molto da imparare»
Le Truppe Alpine hanno avuto origine nel 1872, quando il giovane Regno d’Italia dovette affrontare il problema della difesa dei nuovi confini terrestri, che dopo l’infelice guerra del 1866 contro l’Austria, coincidevano quasi interamente con l’arco alpino.
L’unità d’Italia con Roma capitale era da poco compiuta ed il nuovo stato si trovava a dover affrontare una situazione internazionale molto delicata per il riaccendersi di tensioni con la Francia e con la potente monarchia Asburgica, ancora potenzialmente ostile dopo la cessione del Veneto all’Italia.
La mobilitazione dell’Esercito e la difesa del territorio nazionale erano state, fino allora, previste nella pianura padana in corrispondenza del vecchio Quadrilatero perché le Alpi, nella concezione strategica del tempo, non erano ritenute idonee a operazioni di guerra.
L’idea di affidare la difesa avanzata della frontiera alpina ai valligiani del posto anziché ricorrere a truppe di pianura, che oggi appare semplice e logica, a quei tempi era assolutamente originale, quasi rivoluzionaria.
L’ideatore del Corpo degli Alpini fu l’allora capitano di Stato Maggiore Giuseppe Domenico Perrucchetti, nato a Cassano d’Adda, in provincia di Milano il 13 luglio 1839 (a vent’ anni fuggì dalla Lombardia, allora sotto la dominazione austriaca, per arruolarsi volontario nell’esercito Piemontese).
Da quel momento ha inizio la storia di un valoroso corpo dell'esercito, una storia fatta di battaglie, guerre in trincea, reclutamenti in Italia, missioni all’estero.
Ma la storia di questo corpo non può fare a meno di considerare una delle espressioni più belle che questi ha saputo partorire: il canto.
Il repertorio musicale degli Alpini è enorme, «anche se in realtà è raro trovare canzoni scritte apposta dal corpo stesso: i soldati adattavano le musiche popolari, cambiando le parole in base alle situazioni che vivevano». A spiegarci l’importanza di queste musiche è Mauro Pedrotti, direttore dello storico coro Sat in un intervista rilasciata al settimanale Tempi (www.tempi.it) del 2012, in occasione dei festeggiamenti per i Centoquaranta anni di storia degli Alpini.
Un gruppo nato a Trento su iniziativa dei fratelli Pedrotti (di cui Mauro è nipote) negli anni Venti. E che è giunto fino ai nostri giorni alternando voci e direzioni, e facendo un gran lavoro di ricerca, recupero e armonizzazione del patrimonio musicale alpino, favorito anche dalla nascita di una Fondazione e di una Scuola per cantori e direttori. Con Pedrotti abbiamo voluto celebrare il compleanno degli Alpini riscoprendo il valore del loro repertorio canoro.
Desidero riportare qui l'intervista a Mauro Pedrotti, perchè ben testimonia un bellissimo pezzo di storia italiana, attraverso un'esppressione artistica fatta da un popolo per un popolo. Qui è possibile trovare l'articolo originale con l'intervista
Pedrotti, perché il corpo degli Alpini è così legato ai suoi canti?
Gli Alpini sono originariamente gente di montagna: dal Piemonte fino al Friuli (e passando anche per l’Abruzzo) il reclutamento ha sempre pescato da zone di montagna, chiaramente soprattutto alpine. E qui il canto tipico era quello corale, piuttosto lento, senza strumenti. Questa è la tradizione canora da cui proviene il canto degli Alpini, che si è trasferita poi ai periodi di permanenza militare, sia in guerra che in pace.
Quando inizia ad affermarsi la tradizione del canto all’interno degli Alpini?
Abbiamo dei canti, come Mamma mia vienimi incontro, che risalgono al 1896, anno della guerra italiana in Abissinia. Il canto alpino in sé esiste come rielaborazione e riutilizzazione di canti popolari esistenti. È raro che ci sia un canto alpino nato tra gli Alpini: di solito sono canti popolari pre-esistenti adattati, soprattutto nel testo, alle situazioni che quei soldati si trovavano a vivere: in trincea, sotto attacco, in ritirata. È il caso, ad esempio, di La si taglia i biondi capelli: sicuramente esisteva già prima della guerra in molte regioni italiane. Noi abbiamo ritrovato una versione che arriva dal Veneto, e fa riferimento alla bella guerriera, presente anche nella tradizione lombarda. Ecco, qui si vede bene l’adattamento alla situazione che quel reparto si trovava a vivere in quel frangente.
Cos’ha da dire la storia degli Alpini al mondo di oggi?
Gli Alpini sono famosi per lo spirito di corpo, più di altre armate. Anche in questo gioca un ruolo chiave l’origine montanara e il carattere di questa gente: tranquillo, sobrio, abituato alle difficoltà del vivere. Questo andava oltre i confini regionali: era indifferente se uno era piemontese o friulano, l’unità era sempre la stessa. Questa è una caratteristica che è rimasta in vita anche dopo: quante volte l’Associazione Nazionale Alpini corre dove c’è bisogno (terremoti, frane, alluvioni), mettendo a disposizione il proprio lavoro e le proprie attrezzature? È un aspetto che continua a sopravvivere, nonostante non ci sia più la leva obbligatoria e le reclute siano di meno: l’Ana ha migliaia di soci, tutti fieri di farne parte.
I canti popolari degli Alpini esprimono una varietà enorme di sentimenti e situazioni: sono canti di festa, d’amore, di guerra… A quali si sente più legato? Cosa ama di più di questa musica?
Il canto che più amo e che più rispecchia, secondo me, i valori del corpo degli Alpini è Monte Canino. Si parla di una cima che ora sta in Slovenia, appena dietro il Friuli, dove si combatteva nella Prima Guerra Mondiale: il canto però non parla di battaglie, ma di «quel lungo treno che andava al confine», cioè dell’avvicinamento delle truppe al fronte. Non c’è alcuna euforia guerresca (come c’è in tanti altri canti Alpini), non c’è alcuna retorica: c’è solo una grande accettazione di quella che era la situazione di questi soldati, chiamati a combattere e lasciare casa e famiglia per andare sul fronte. Sono strofe cariche di nostalgia, senza alcun tipo di enfasi guerresca.
Col vostro coro, la scuola e la fondazione cercate di tenere in vita questa tradizione. Perché? Cosa apprezza di questa attività?
Abbiamo quasi il dovere di portare avanti questa storia. Il canto della Sat è stata un’invenzione felicissima fin dalle origini, che ha mosso decine, se non centinaia, di cori: nel secondo dopoguerra tantissimi gruppi sono nati seguendo il modo di cantare e dalle partiture messe a disposizione dalla Sat. A quell’epoca ben poco esisteva di canto armonizzato: il lavoro di questo coro ha quindi mosso la voglia di cantare di tanti. Poi magari hanno preso altre strade, con stili diversi, repertori più vari, ma la partenza è stata comune a tanti. Questo perché intorno alla storia della Sat si sono sommati alcuni elementi particolarmente proficui: una famiglia estremamente musicale pur non avendo un’educazione musicale specifica, alcune coincidenze come la conoscenza di Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti, la collaborazione di altri insigni musicisti come Benedetti Michelangeli. Da queste concomitanze così particolari è venuta fuori una storia unica, quella del coro Sat, che ha fatto cantare mezza Italia. Noi che siamo gli eredi ne sentiamo l’orgoglio e il dovere di portare avanti questa cosa: con questi canti tramandiamo storie e valori che oggi sono un po’ offuscati, ma che rimangono sempre famigliari alla gente. Mi stupisce sempre vedere, ad esempio, che cantiamo La pastora da ottantacinque anni, eppure abbiamo gente che si commuove ancora adesso. E poi c’è l’aspetto musicale: il coro Sat è stato il primo ad entrare in teatri dove il canto popolare non aveva mai messo piede, anche per un pregiudizio musicale. Il lavoro fatto ha permesso di elevare queste tradizioni a valori musicali assoluti. E questo si vede bene all’estero: quando facciamo concerti fuori dall’Italia la semplicità e la bellezza di questa musica è compresa ancora di più, perché svuotata delle sue caratteristiche storiche per cui viene gustata ancor di più in Italia.
Il canto popolare va sempre più perdendosi. È finito il fascino che poteva avere qualche decennio fa? Come tenere in vita questo pezzo di storia del nostro Paese?
Il canto popolare sparisce per diversi motivi, a partire dal fatto che non c’è più produzione di canto popolare. Una volta ci si ritrovava assieme dopo cena o dopo il lavoro per cantare insieme, e ognuno apportava variazioni, strofe nuove, magari sentite in un altro paese… Ecco, questo ormai non c’è più, i nostri figli fanno altro. Rimane però il valore che questi canti hanno: sono la rappresentazione in chiave moderna di quella che era la vita di una volta. E questo non si può dimenticare: lì sono le nostre origini, e il canto popolare è una delle migliori interpretazioni delle nostre origini. Il lavoro della Sat è proprio per tenere in vita questa storia, con grandissimo orgoglio.
Leggi di Più: Una storia musicale di popolo. Gli Alpini compiono 140 anni | Tempi.it
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