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domenica, marzo 23, 2008

Ricetta: tapulòn (Tapelucco)

La leggenda:
"È andata così: al tempo dei tempi, tredici omaccioni che tornavano dall'isola di San Giulio sul Lago d'Orta, dove si erano recati a venerare le spoglie del Santo Protettore dell'Alto Novarese, giunti là dove ora è Borgomanero, avvertirono d'un tratto stimoli mai provati di un appetito che potremmo meglio chia­mare fame. Era stata a ridestarli l'aria fresca e sottile che vi rifluisce dal Monte Rosa e che, da tempo immemorabile, vi fa prosperare quella che usa chiamarsi industria alimentare.
Senonchè i "nostri", presi dal sacro fervore del pio pellegrinaggio, avevano dimenticato di rinnovare le provviste,Asino e le bisacce cadevano desolatamente vuote sul dorso dell'asinello che li aveva seguiti nel lungo cammino. E poichè questo rosicchiava in quel momento con evidente soddisfazione un cardo offer­tosi alla sua onesta fame, fu suggerito da qualcuno che con uguale soddisfazione lo stesso asinello avrebbe potuto essere rosicchiato dagli affamati padroni, i quali, senza attendere oltre, si diedero a farne braciole. Pare tuttavia che queste rivelassero insospettata durezza, talché fu d'uopo ridurle in minuti frammenti e tenerne la pentola lungamente al fuoco.
Sortì una vivanda che i "tredici", giudicarono eccellente, e che li dispose siffattamente all'ottimismo da indurli a non riprendere il viaggio e a stabilirsi in un luogo che loro sembrò rivelato da San Giulio in persona. Il villaggio che ne nacque, è, col passare dei secoli divenuto città, e i suoi abitanti hanno da gran tempo dimenticato gli usi dei lontanissimi fondatori: non già però la vivanda che è forse all'origine della loro fortuna. E, sostituita con tenera carne di manzo finemente tritata quella bonaria dell'asino della storia, la gettano su un soffritto d'olio e burro profumato da rosmarino, lauro ed aglio; quindi la cuociono a fuoco lento, e quando tutto il sugo è assorbito, la mantengono umida e morbida irrorandola di buon vino nero. Dopo un'ora o poco più tutto è pronto, e può essere servito, meglio se con polenta ben cotta, e se sposato al generoso vino delle colline che si stendono da Maggiora sino a Gattinara e a Ghemme.
Il TapuloneQuanto al nome di simile "bontà", è rimasto sempre lo stesso, e nella non facile lingua locale si pronuncia così: "taplón". Invano si è tentato di tradurlo in "tapulone" o, peggio, in "tapellon" dai fanatici del volgare... Ad essi però va riconosciuto il commendevole intento di diffondere la saporita vivanda che è tuttora privilegio di un solo paese: Borgomanero, appunto.

[Testo di Achille Marazza - da LA MARTINELLA DI MILANO, marzo - aprile 1957 riportato sui "Quaderni Borgomaneresi" - "Borgomanero a tavola"]

Questa ricetta del tapulòn è contemporanea alla fondazione di Borgomanero: risalendo agli ultimi decenni del XII secolo è quindi una delle più antiche di tutto il territorio compreso tra Novara e la riviera del Cusio.

Ingredienti per 4 persone:
500 g di polpa d'asino sgrassata, aglio, cipolla, 20 g di lardo, due bicchieri di vino rosso delle Colline Novaresi, erbe aromatiche, (alloro, rosmarino, salvia, timo), una noce di burro, 100 g di verza affettata finemente, olio di oliva, sale, pepe, chiodi di garofano

Preparazione:
Macinare la carne con un tritacarne a mano - quelli elettrici la scaldano - farla rosolare con un po' d'olio di oliva e di burro insieme a un battuto composto di aglio, cipolla e un pezzetto di lardo. Durante la cottura mescolare al Tapelucco il vino rosso locale, aggiungere eventualmente - durante il periodo freddo - un po' di verza affettata finemente. Sarà pronto in mezz'ora di cottura a fuoco lento, poiché oggi si utilizza la carne di animali giovani allevati a questo scopo. Prima di toglierlo dal fuoco richiede ancora un trito di erbe aromatiche - alloro, rosmarino, timo... - sale, pepe e una noce di burro. Servire con della polenta macinata molto grossa, oppure con le patate, lessate e saltate con la cipolla. Accompagnato dallo stesso vino utilizzato per la cottura e buon appetito

sabato, marzo 22, 2008

DOLCI: Torta del pane di Pedemonte

(antica ricetta dell`800 ritrovata dall`Associazione Archeologica Culturale F. Pattaroni Gravellona Toce)

Ingredienti per una biella da 6/8 porzioni:
1 lt latte intero;
250 gr di pane comune;
5 uova;
2 quadrotti di cioccolato fondente;
100 gr di uva sultanina;
150 gr di amaretti;
1 limone a buccia spessa (servirà la sola buccia grattugiata);
1 bustina di zucchero vanigliato;
1 bustina di vanillina;
250 gr di zucchero;
1 mandorla sminuzzata finemente;
½ bicchiere di maraschino;
sale (q.b. per le uova);
burro (solo per ungere l`interno della biella)

La sera, mettere a bagno il pane nel latte e lasciarlo tutta la notte.

Al mattino seguente, aggiungere lentamente gli altri ingredienti ed amalgamarli bene, aiutandosi, eventualmente, con un frullatore per uova (una volta si usavano esclusivamente le mani).

Ungere l`interno della biella con il burro e versarvi quindi l`impasto ottenuto. Aggiungere un ricciolo di burro al centro della torta.

Mettere in forno caldo - meglio se a legna – per circa 3 ore; se in forno elettrico o a gas preriscaldato, per un`ora e mezza a 180°.

Per controllare il giusto punto di cottura, immergere la lama di un coltello nel mezzo della biella; se fuoriesce asciutta, la torta è perfettamente cotta.


La ricetta è tratta dal volume Assaggi edito nel 2002 dall`Ecomuseo del lago d`Orta e Mottarone Per richiedere il volume tel. 0323.89622 oppure ecomuseo@lagodorta.net

Per qualsiasi informazione vi inoltro il sito dell' Ecomuseo del lago d`Orta e Mottarone dove è pubbliata la ricetta http://www.cusius.org