mercoledì, dicembre 07, 2016
B-Droid, l'ape Robot alleato degli insetti
martedì, dicembre 06, 2016
Google e le energie rinnovabili
Apple e le auto che si guidano da sole
Pare che l'inrteresse di Apple per la guida autonoma sia tutt'altro che sopito. Steve Kenner, direttore Apple dell'integrità dei prodotti, lo scorso 22 novembre ha redatto un documento indirizzato alla National Highway Traffic Safety Administration. Si tratterebbe di una vera e propria dichiarazione di intenti nella quale si dice entusiasta delle potenzialità dell'auto senza conducente e invita le autorità americane preposte alla regolamentazione del traffico a non limitare le sperimentazioni, anche evitando di imporre troppe restrizioni sui test delle automobili a guida autonoma sostenendo che "i produttori affermati ed i numartedì, novembre 29, 2016
Il gusto italiano in Giappone
Il cambiamento della cucina italiana nella relazione di Paolo Massobrio domani alla Camera di commercio Italiana in Giappone (ICCJ) nella sede di Tokyo. Ecco uno stralcio dell’intervento.Continua il viaggio di Paolo Massobrio in Giappone. Dopo aver presieduto la giuria a concorso di cucina italiana interpretata da giovani chef giapponesi, domani sarà alla Camera di Commercio di Tokyo per raccontare agli operatori la rivoluzione che ha coinvolto l'enogastronomia italiana negli ultimi decenni. La presentazione si svolgerà nel contesto di un mini evento
Ecco uno stralcio dell'inetrvento:
“Il cibo, e con esso anche il vino sono stati al centro di una vera rivoluzione dei consumi in Italia, capace persino di cambiare i volti dei centri storici delle città e dei paesi. [...] La prima rivoluzione, innescata da un cuoco italiano, Gualtiero Marchesi, è stata quella di proporre un ristorante dove i piatti della tradizione venivano alleggeriti. Non so quanto Marchesi avesse presente che quella sua provocazione sarebbe stata il futuro.
[…] Ma intanto cresceva la moda del ristorante, come luogo di convivialità, dove veniva proposta un menu con quattro portate, declinato anche in menu degustazione. Ma sarebbe durato poco: i ristoranti hanno virato verso la bistronomia, ossia un locale più informale, accanto a quello storico, dove poter ordinare anche un solo piatto. L’evoluzione, che abbiamo raccontato recentemente a Golosaria è tuttavia un’altra: la possibilità di portarsi a casa un piatto o addirittura gli ingredienti per comporre un piatto. E questo andrebbe incontro a due esigenze: quella dei nuovi consumatori che hanno sempre meno tempo per fare la spesa e i ristoranti che altrimenti non riuscirebbero a vendere un piatto in più, pur avendo i costi fissi che pesano sul bilancio aziendale. Ma in questi ultimi due anni sono nati anche nuovi format di locali. Uno è ispirato alla cucina di strada, che punta ad offrire una specificità regionale, anche attraverso dei truck; l’altro sono le Ciberie, ovvero i negozi (pasticcerie, macellerie, panetterie, pescherie) che estendono la loro offerta dando da mangiare e da bere. Se si osserva il centro di una città come Milano si assiste ad un vero e proprio boom di questi modelli, che a mezzogiorno, spesso, mettono in crisi il ristorante tradizionale.
Ma negli Anni Novanta c’è stata un’altra importante rivoluzione, spinta da una generazione di giovani che hanno scelto di tornare in agricoltura o nell’artigianato alimentare. I negozi degli alimentari, presenti in ogni paese piccolo o grande che fosse si sono trasformati in boutique del gusto, mentre i bar sono diventati wine bar. Cosa significa questo? Che finalmente, col tramonto del cibo e del vino come mero alimento si andava verso il cibo ed il vino come piacere, convivialità, esigenza di avere nuovi luoghi di incontro. E tutto ha iniziato a trasformarsi in nome della distinzione qualitativa, fino a cambiare gli stessi aspetti delle piazze e dei paesi. Fu un tale Giorgio Onesti, che negli anni Ottanta si mise in viaggio per l’Italia a scoprire le specialità che venivano prodotte nel mondo contadino. Quando trovava qualcosa di interessante ne ordinava mille pezzi che poi avrebbe collocato nei negozi di alimentari. Facendo così, Giorgio Onesti anticipò i tempi, offrendo poi ai giorni nostri lo sviluppo di quelle che a Golosaria Milano abbiamo battezzato le Ciberie.
[…] Col vino è successa la medesima cosa. ...
martedì, dicembre 04, 2012
Una sfida da BiosBook
Oggi la parola Social network è diventata estremamente popolare, la si sente citare con la stessa facilità con cui, noi italiani ci prendiamo un caffè.E' cosi comodo infatti, (oltre che così di moda), profferire giudizi ed esprimere concetti senza correre il rischio di giocarsi in prima persona, che spesso la nostra vita "virtuale" ci diventa perfino più famigliare della nostra vita reale.
Il social network, che ha così profondamente segnato il concetto stesso di internet, purtroppo si sta trasformando sempre più in una grande fiera dell'ovvio.
Ci basti pensare ad alcuni cinguettii (tweet) dove qualcuno ci tiene ad informare i suoi "seguaci" di quando ha il mal di pancia, o alla banalità ormai dilagante su facebook, che il concetto di "ovvietà diffusa" risulta sempre più chiaro.
Ma davvero Il social web deve far rima per forza con idiozia? Bhe, credo che qui valga sempre lo stra usato concetto della responsabilità.
Ma c'è anche da dire che spesso, ad indicare un profilo di utenza sono i social network stessi.
Facebook in particolare, solo per citarne uno, gioca il suo successo, almeno iniziale, sulle due domande "sono" (la cui risposta implica "uomo" o "donna"...) e "Mi piacciono" con conseguenze che tutti conosciamo bene. (come ci ricorda il film "The social Network") ...,
Ma perché allora non proporre un social network che faccia l'esatto contrario? un social network della gente per la gente, in cui si racconta la storia delle persone, in cui si scrivono, proprio come faremmo in un libro le nostre avventure, i nostri sentimenti le nostre paure e le nostre gioie?
Un "Network" cosi, sarebbe davvero e senza dubbio "social",un po' come una grande biblioteca moderna a cui ognuno può contribuire scrivendo, capitolo dopo capitolo, le grandi e piccole storie della propria vita, condividendo con amici e famigliari, tappe della propria esistenza, che probabilmente andrebbero perdute se lasciate in balia della memoria.
Sarebbe Bello, se ci fosse uno spazio cosi... Ma questo spazio c'è!, ed è nato proprio in Italia, dall'idea di Fabio Faraglia e Simonetta Pedarra. si chiama "Biosbook" dove loro, in gioco, altro che la faccia... ci metto tutta la vita !Immaginatevi di avere a disposizione uno spazio dove chiunque sia libero di sentirsi un po' scrittore ed un po' narratore della sua vita, tanto da poter diventare protagonista delle sue imprese (Quale è l'impresa più grande oggi se non vivere la vita?, sobbarcarsi delle responsabilità, gioire delle amicizie, imbarcarsi nelle imprese determinate delle circostanze del nostro quotidiano?), ecco Biosbook è un luogo privilegiato per raccontare di se... di ciò che sono di quello che spero, e di ciò che amo... e condividerlo con chi mi pare...
Insomma Biosbook è letteralmente il libro della tua vita, e questo è tanto reale, che è possibile perfino farlo diventare un libro vero...
Pensate di aver raccolto tutte le favole che raccontate ai vostri figli la sera prima di mandarli a letto, di aver archiviato le testimonianze di un anziano durante la guerra,... o di aver raccolto le vostre poesie... e mille altre situazioni che siete in grado di immaginare... e di poterne alla fine stampare, un bel volume rilegato da mettere tra i libri della vostra biblioteca... Bene, questa è una delle "magie di Biosbook", ma solo una... Le altre ve le lascio scoprire da soli su
www.biosbook.com
mercoledì, ottobre 20, 2010
Scuola di Informatica
Carissimi amici, mi è capitato recentemente, nella mia estenuante ricerca di lavoro, di imbattermi in un offerta come insegnante di informatica per una sedicente scuola (di cui non farò nomi).Data la mia formazione come tecnico informatico e la mia esperienza come docente nei corsi di formazione professionale, decido di andare al colloquio in quel di Milano... La cosa mi entusiasma da subito in quanto mi informano che stanno partendo dei corsi proprio qui nel VCO (...e io che ormai mi ero rassegnato a tornare a lavorare proprio nella città della Madonnina!).
Poi, una volta arrivato a casa mi decido a fare una bella ricerca su interent e mi rendo conto che le cose non sono poi così lucenti come mi sono state descritte... cosa confarmata poi da un amica che ha approfondito con dei controlli.
Scopro anche che c'è sotto tutto un sistema di pressione psicologica sugli insegnanti perchè incentivino gli alunni ad iscriversi al corso successivo... corsi in cui si pretende di insegnare l'informatica con 2 ore di lezione ogni 15 giorni e in cui vengono spillati fior fior di quattrini (le cifre si aggirano intorno ai 2500-3000 euro a corso) ...
Questa scoperta mi ha profondamente indignato... Certo, non è che non conosca la bruttura della società in cui viviamo, ... ma se penso a cosa è per me l'informatica, la prima cosa che mi viene in mente è "passione" ... che è, in fondo, il concetto che mi ha accompagnato in tutti i corsi in cui ho insegnato fino ad ora.
Se è assolutamente vero che DEVO trovare un lavoro, è altrettanto vero che non voglio, in alcun modo farlo alle spalle delle persone che venendo ad un corso decidono di fidarsi di me che gli passo delle conoscenze.
Credetemi se vi dico che non vedo l'ora che mi ricontattino per il fatidico "secondo colloquio", per potermi togliere qualche sassolino ...
E' proprio in nome di quella "Passione" che invece ho deciso di mettere a disposizione le mie conoscenze... certo, non posso farlo gratuitamente, ma posso farlo imputando un prezzo "giusto" cioè adeguato alle conoscenze che si imparano.
Da oggi quindi si organizzano "Corsi di Alfabetizzazione informatica", dove insieme potremo Capire, imparare ed addentraeci nello strabiliante mondo del computer !
La sede? Bhe principalmente quella del VCO, dove abito ... ma senza disdegnare alcuna destinazione
Ecco i miei contatti:
Daniele
Mobile: 3355452562
email: daniele.bottoni@gmail.com
sabato, ottobre 09, 2010
La creazione è nelle cose, in ogni istante

Tratto da Tracce.it di Marco Bersanelli
sabato, febbraio 06, 2010
IPAD/ Il blogger: Ecco tutti i segreti che Steve Jobs non vi ha detto

lunedì 1 febbraio 2010
Fonte: Il Sussidiario.net (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=64493)
(Giampiero Serra - mondomela.net)
iPad ha scosso gli animi della rete, delle televisioni e dei siti specializzati di tutto il mondo, tutti ne parlano, pochi lo concepiscono, e scatta la polemica. Non è la prima volta che Apple viene aspramente criticata per un prodotto: basti pensare ad iPhone, stroncato sin da subito per la mancanza del supporto agli MMS e Adobe Flash, e per il prezzo non proprio concorrenziale -all'epoca - rispetto ad altri smartphone presenti sul mercato.
Steve Ballmer (CEO di Microsoft) definì iPhone “un flop”, già in partenza, dichiarando: «Apple non ne venderà uno, la gente può fare la stessa identica cosa -e meglio- con un dispositivo meno costoso». La verità è un'altra. iPhone OS è ora nelle mani di 60 milioni di utenti, App Store ha toccato i 3 miliardi di download ed ha un market share tra il 97,5% e il 99.4% a livello globale, a questo punto la domanda sorge del tutto spontanea: “e se iPad fosse destinato a seguire le orme e il successo di iPhone?”.
Durante l'Apple Event, svoltosi lo scorso mercoledì, Steve ha presentato il prodotto come una “rivoluzione, un device magico”, e ha mostrato - alcune - delle caratteristiche del dispositivo, quelle fondamentali: ma non tutte. Una di queste è la cartella universale: di fatto un vero e proprio “File System intelligente”, assente su iPhone, ma individuato sul nuovo iPhone OS 3.2 di iPad.
La cartella universale consente l'accesso ai file salvati da tutte le applicazioni presenti sul dispositivo sia in lettura che in scrittura, ad esempio: se abbiamo creato un documento di testo con iWork, potremmo salvarlo ed editarlo con qualsiasi altro software, anche di terze parti.
La cartella universale è solo una delle novità presenti sul firmware di iPad ed assenti su iPhone, eccone un'altra: Safari potrà eseguire il download dei file, sarà possibile salvarli nel “File System” del tablet e spedirli via mail. A mio avviso, l'unione di queste due feature valgono da sole una vera e propria rivalutazione del prodotto.
Ma ci sono altri aspetti legati ad iPhone OS 3.2 di cui si vocifera proprio in queste ore: gli sviluppatori (già in possesso della nuova SDK) riportano che il Sistema Operativo di iPad sarebbe già abilitato alla video-conferenza, al riconoscimento della scrittura manuale e all'invio degli SMS.
In realtà per questi aspetti vige ancora molta perplessità: iPad non ha una videocamera frontale, pertanto non sarà possibile poter effettuare delle vere e proprie videochiamate, a meno che Steve Jobs non decida di fare “una sorpresa dell'ultimo minuto”, poco prima dell'effettiva commercializzazione del prodotto. Le altre due opzioni appaiono invece più plausibili (ricordiamo che esiste una versione di iPad con connettività Wi-Fi + 3G e che il riconoscimento della scrittura è già disponibile su iPhone per il Cinese tradizionale e semplificato).
La versione 3.2 di iPhone OS è attualmente ad uso esclusivo di iPad (iPhone e iPod touch montano la versione 3.1.2 del software), che si tratti di versione “segna posto” realizzata appositamente per gli sviluppatori? Nessuno lo sa, ma una cosa è certa: si parla già del prossimo iPhone OS 4.0, si vocifera che possa vedere la “luce” inizialmente su iPad per la fine di Marzo e a Giugno per iPhone e iPod touch. Forse è ancora troppo presto per decretare la sconfitta o il successo del tablet firmato Apple.
sabato, luglio 11, 2009
Ecco il satellite che raggiungerà l’ultimo confine osservabile dello spazio-tempo e immortalerà il primo vagito del cosmo: di Marco Bersanelli
Ogni cosa è luminosa. E la luce che viene emanata dai corpi, terrestri o celesti che siano, porta informazioni sulla loro composizione e struttura. Ma anche sulla loro evoluzione. Infatti, la luce impiega del tempo a raggiungere l’occhio o il telescopio dell’osservatore e quando arriva a destinazione regala un’istantanea del passato. Per esempio, la luce del Sole viaggia 8 minuti prima di approdare sulla Terra, perciò noi vediamo il Sole in ritardo di 8 minuti, facendo così un piccolo salto indietro nel tempo. Per le galassie più distanti il ritardo si misura in miliardi di anni. Dunque, osservando a grandi distanze possiamo risalire nel tempo e nello spazio andando a ritroso, in un viaggio vertiginoso. Avvicinandoci addirittura a quell’istante che ha marcato l’origine dell’universo. E poi della vita. Fino al momento in cui tutto è iniziato. Non si tratta di fantascienza, bensì di cosmologia. Di una storia dal finale conosciuto, ma dall’inizio ancora da scrivere e che a Tempi viene raccontata come fosse poesia da un numero uno nel campo della fisica del nostro paese. Marco Bersanelli, docente di astrofisica all’Università degli studi di Milano e collaboratore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, è in procinto di partire alla volta di
Andiamo con ordine. Cosa è Planck e che cosa ci farà vedere?
Planck è la prima missione dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, dedicata allo studio del fondo cosmico di microonde, la prima luce dell’universo. Planck è un telescopio spaziale che osserverà il fondo dell’universo, l’ultimo confine osservabile dello spazio-tempo. Grazie a ricettori di nuovissima generazione capaci di cogliere segnali debolissimi a lunghezze d’onda di qualche millimetro, Planck fotograferà gli embrioni delle galassie, prima che queste prendessero forma, e ci darà un’immagine ad alta risoluzione di come era l’universo 14 miliardi di anni fa. Per la precisione 380 mila anni dopo il Big Bang, che in cosmologia è un niente. Come fosse il primo vagito del cosmo.
Come è possibile tutto questo?
L’universo inizialmente è molto denso e caldo, tanto che la luce primordiale è intrappolata. Ma lo spazio si espande e si raffredda. Dopo 380 mila anni, quando la temperatura scende sotto i 3.000 gradi, protoni ed elettroni si uniscono a formare per la prima volta gli atomi e in quel momento quasi d’improvviso l’universo diventa trasparente. Insomma la luce, che prima era imprigionata, come quando c’è la nebbia, si libera dalla materia e inizia il suo viaggio fino a noi. Planck, catturando questa “luce fossile” e le informazioni che essa trasporta, studierà l’universo appena nato con una precisione senza precedenti.
Perché è così importante studiare questo fondo cosmico?
Perché misurando le sue caratteristiche possiamo conoscere non solo la composizione e la struttura dell’universo delle origini, ma anche la sua storia, la sua evoluzione. Indagare cosa è successo in quel mare incandescente e primordiale, dove tutto prendeva pian piano forma, ci permette di dedurre i parametri in cui inquadrare la storia cosmica, conoscerne gli ingredienti, studiarne la geometria e l’espansione. E potremo anche verificare le teorie, fino ad oggi poco più che speculazioni teoriche, che cercano di descrivere che cosa accadde nelle primissime frazioni di secondo dopo l’inizio.
Un progetto ambizioso, tutto europeo, in cui l’Italia riveste un ruolo da protagonista.
L’équipe italiana, in particolare i gruppi di Bologna e Milano, hanno guidato lo sviluppo di uno dei due “occhi” di Planck. Ossia di uno dei due strumenti focali, quello che “vede” le lunghezza d’onda più grandi, e che insieme permettono di produrre l’immagine del fondo cosmico. Inoltre, i due centri di raccolta dati saranno a Trieste e a Parigi, essendo la Francia l’altro paese leader della missione.
C’è un collegamento con l’acceleratore Lhc del Cern di Ginevra, che secondo i giornali avrebbe dovuto portare alla fine del mondo?
Ah! La storia del buco nero (sorride, ndr). Certo, perché mentre Planck ci mostra una “diretta” del passato remoto, l’acceleratore Lhc riproduce in laboratorio, in un punto microscopico, le condizioni di quel passato di 14 miliardi di anni fa.
Cosa c’entra Planck con la cosiddetta materia oscura?
C’entra parecchio, perché la materia oscura è una delle grandi questioni aperte che riguardano la composizione dell’universo. Noi infatti, ad oggi, conosciamo solo il 4 per cento della materia e dell’energia che compongono l’universo. Rimane dunque un punto di domanda che pesa quanto il restante 96 per cento, con un 26 per cento composto proprio da questa materia oscura, che non vediamo, ma la cui presenza registriamo attraverso i suoi effetti gravitazionali. Più che oscura, dovremmo chiamarla invisibile o “cristallina” (se fosse veramente “oscura” la vedremmo benissimo!), tanto che crediamo si tratti di una forma di materia totalmente diversa da quelle che conosciamo. Il restante 70 per cento sarebbe composto, invece, di una forma di energia ancora più misteriosa, dark energy, responsabile dell’espansione accelerata dell’universo. Con Planck abbiamo l’ambizione di redigere un censimento estremamente dettagliato degli ingredienti dell’universo, anche di quelli più “esotici”.
Come è possibile conciliare il desiderio di raggiungere vette inesplorate con un umile realismo?
Effettivamente è un paradosso. Se dimensioni spazio-temporali così vaste da sfuggire alla nostra immaginazione sono un segno che invita all’umiltà, il fatto di poter comprendere anche solo una parte di tutto questo tenta l’orgoglio, l’ambizione di potere. Ma a ben vedere anche questa capacità di “leggere il libro della Natura”, come diceva Galileo, non è qualcosa che ci diamo noi. Nel rapporto dell’uomo con l’universo, secondo me, emerge la consapevolezza della nostra piccolezza e sproporzione, e anche del fatto che ciò che ci è dato conoscere è quasi un lusso, perché, come per l’arte o la poesia, noi potremmo sopravvivere anche senza. Eppure ci viene offerta una possibilità di conoscenza che non possiamo che accogliere come un regalo e una sorpresa allo stesso tempo. Con la commozione di essere partecipi di un dramma cosmico.
È questo che insegna ai suoi allievi?
Ai miei studenti cerco di insegnare l’astrofisica e attraverso questo spero che si accorgano della bellezza del mondo. E che sappiano porsi domande. È questo ciò che ho imparato dai miei maestri, primo fra tutti George Smoot, e tanti altri anche qui in Italia. Sono anche molto grato ai giovani ricercatori con cui collaboro da cui imparo moltissimo. Più si procede nella ricerca e più ci si rende conto di quanto la nostra conoscenza sia limitata e imperfetta. Si desidera quindi imparare sempre di più. Col passare del tempo cresce la coscienza della nostra ignoranza, ma cresce anche l’ammirazione per quel poco che si comprende.
In quest’anno di commemorazioni di due figure come Galileo e Darwin quanto è importante la divulgazione scientifica e come dovrebbe essere fatta secondo lei?
Si tratta di un tema cruciale e secondo me il termine divulgazione è ambiguo, quasi si trattasse di un “abbassarsi al volgo”, un pedaggio da pagare allo scopo di persuadere a tutti i costi i cittadini che pagano le tasse a sovvenzionarci, talvolta banalizzando i contenuti pur di risultare vendibili. Questa divulgazione strumentale a me non interessa. Il nocciolo della questione non riguarda infatti la divulgazione in sé, quanto piuttosto la mancanza dell’idea di popolo. Gli scienziati si concepiscono “soli”, non mandati da nessuno. Invece divulgare significa andare al cuore di ciò che muove l’interesse di chi ricerca, perché lì ci sarà qualcosa di interessante e comunicabile a tutti, qualcosa che ha un senso e una bellezza per tutti. Quindi comunicare l’importanza della ricerca va oltre le sue ricadute tecnologiche, pure importanti. Capire di cosa è fatto quel 96 per cento dell’universo credo che interessi tutti. O no?
di Elena Inversetti
Fonte : www.tempi.it
http://www.tempi.it/intervista/006549-marco-bersanelli
sabato, aprile 18, 2009
SCOPERTE/ Un virus per ricaricare cellulari

Le batterie al litio oggi usate in ogni dispositivo elettronico, dal Blackberry all'iPod o telefonino, resteranno vittime di un'infezione virale, ma niente paura sarà il virus stesso a dare corrente ai vostri “giocattolini”, infatti è stata creata una virus-batteria che potrebbe sostituire le normali batterie ricaricabili e adattarsi a congegni di dimensioni ridottissime.
È l'ultimo successo, reso noto sulla rivista Science, dei ricercatori del prestigioso istituto di Tecnologia del Massachusset (MIT) di Boston diretti da Angela Belcher. La batteria, il cui prototipo ha le dimensioni di una moneta e la capacità pari alle batterie al litio oggi sul mercato, è fatta dal virus M13, un virus che uccide batteri, clonato e geneticamente modificato. Le particelle di rivestimento del virus crescono su un substrato polimerico e formano i poli della batteria che è ecologica e low cost.
Fonte: Il sussidiario.net
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=15731
sabato, dicembre 13, 2008
Ristorante La Scaletta - Noli
Lo so!, me lo direte in tanti... " Che parli a fare di un ristorante in Liguria tu che abiti nel Verbano- Cusio-Ossola?" Bhe, mi viene da rispondere una cosa sola,... pur di assaggiare un antipasto di pesce fatto come si deve sarei disposto davvero a percorrere quei 240 km che mi separano da Noli. So anche che il periodo economico che stiamo attraversando fa un po' a pugni con l'idea di andare al ristorante. Ma quello che a mio avviso dobbiamo imparare a salvare, soprattutto in un periodo come questo è il Gusto. Il gusto, è legato a corda doppia con l'intelligenza. Se non utilizzo l'intelligenza mangio, ma non gusto, cioè non scopro quella "magica" corrispondenza tra ciò che sto gustando ed il mio essere. Se non ci fosse il gusto non saremmo in grado di scorgere il buono di un risotto o di certe linguine...!! come quelle preparate nel locale del mio amico Francesco di cui ora vi sto raccontando.
Siccome mi va di stuzzicarvi ancora di più l'appetito vi metto anche una breve descrizione del locale...così non ci sono più scuse.
Appena fuori le mura del suggestivo centro storico di Noli, potrete trovare ciò che sfugge agli occhi del turista distratto. La Scaletta è uno storico ristorante di pesce rinato grazie alla professionale gestione dei nuovi giovani e creativi proprietari. La talentuosa chef Sara Montini Pessina propone una cucina di territorio che accetta però la contaminazione delle materie prime e delle tradizioni di tutto il bacino mediterraneo opportunamente rivisitate. Da segnalare gli antipasti semplici ma con un piacevole gusto nella presentazione (tortino di polpo e patate, insalatina di seppie al vapore con sedano scaglie di parmigiano, guazzetto di moscardini finiti al forno in coccio di terracotta); classici i primi piatti con una menzione per l'ottimo risotto del golfo e le strepitose trofie nere con sugo di seppie in cialda di parmigiano; fritti leggeri e nostrani attenti alla valorizzazione dei presidi slow-food locali (cicciarielli,zerri), pescato locale alla griglia, al forno, all'acqua pazza. Strepitosi i calamari alla partenopea con sugo di pomodoro capperi di Pantelleria ed olive Taggiasche accompagnati da pane carasau. Grande attenzione per i desset: da assaggiare la torta di ricotta e pere con salsa di cacao al rum, la delizia al limone con frutti di bosco, i microbabà alle tre salse, le minipastiere napoletane con salsa di cacao amaro etc. Buona la cantina con 50 etichette di bianchi(con alcune chicche a livello nazionale) e grande attenzione ai vitigni autoctoni, 15 le etichette di rosso tutte di buon livello.
Non mi resta che augurare a tutti Buon Appetito !!!
Ristorante "la scaletta"
Via Verdi 16 Noli (SV) 17026 Telefono (Phone) 019748754 Fax 0197499349 E-mail: ristorantelascaletta@tiscali.it
lunedì, febbraio 25, 2008
Pacific Trash Vortex - Continente di spazzatura
Non sono un ambientalista convinto, ma questa notizia mi ha seriamente colpito!!



